«Siamo un fondo arabo, vogliamo investire nella tua startup». Storia di una truffa

Un finto fondo arabo ha contattato uno spinoff dell’Università della Calabria, Gips Tech. Hanno provato a estorcere 24 mila euro, storia finita su Striscia la notizia

Una storia che parte dal Bahrein, passa da Cosenza e Milano finendo ad Amsterdam passando attraverso una trasmissione televisiva. No, non è una storia noir (anche se i criminali, in questo caso, ci sono), ma la storia di una tentata truffa ai danni di una startup. Proprio per questo è ancora più importante raccontarvela: per evitare che succeda ad altri e per conoscere altre storie simili. I protagonisti sono i ragazzi di GiPS Tech, la startup calabrese che si occupa di geo localizzazione indoor di precisione, e un fondo arabo. Ma andiamo con ordine.

GiPS Tech è alla ricerca di fondi: il lavoro sulla tecnologia prosegue bene, il team aprirà nel nuovo anno una sede negli Stati Uniti e sta completando un round d’investimento per i prossimi mesi. La voce nell’ambiente gira, è risaputo, e non pare strano a Gaetano D’Aquila, CEO della startup, ricevere una mail da un fondo arabo con richieste d’informazioni sulla propria attività.

rajaan

Il sito di Al Rajaan Investment, il nome del fondo arabo usato da chi ha contattato Gips Tech, probabilmente usandolo indebitamente

“Siamo stati contattati – spiega D’Aquila – che si è detto managing director di questa Al Rajaan Investment, dicendo che hanno saputo che siamo alla ricerca di investimenti e che volevano investire nella nostra idea. Ci hanno chiesto documenti contabili, business plan, tutto quello che tipicamente siamo abituati a dare ai nostri investitori. Dopo un paio di settimane ci hanno ricontattato, spiegandoci che il loro board aveva dato parere positivo e che vi era l’intenzione di investire”. Il nome che aveva fatto la società, la Al Rajaan Investment, è quello di Fahad Al Rajaan, multimiliardario arabo e nella lista dei 500 uomini arabi più potenti al mondo: bastano un paio di ricerche per capire la caratura del personaggio, tra i più ricchi e potenti del mondo. Ma con ogni probabilità questi non avevano nulla a che fare con il fondo.

La formula scelta era quella dell’obbligazione convertibile. Il fondo avrebbe investito due milioni di euro e tra sei anni, a fine investimento, la startup poteva riscattare il prestito pagando un interesse o cedere quote per quella somma di denaro. L’unica garanzia richiesta era che la startup sottoscrivesse un bond assicurativo a copertura del prestito: una cosa abbastanza usuale, tra l’altro, al fine di coprire l’investimento in caso di fallimento dell’azienda. Oltre a questo, il fondo aveva garantito che i soldi spesi per l’assicurazione sarebbero stati rimborsati all’emissisone del prestito. Qui, però, iniziano le prime incongruenze.

Innanzitutto il fatto che per ricevere questo prestito fosse necessario rivolgersi ad una compagnia araba e non a compagnie europee.  “Ci hanno detto  – continua D’Aquila – che era necessario sottoscrivere quest’assicurazione araba, la Gulf Trust General Insurance, ma in noi i dubbi aumentavano. Abbiamo dunque iniziato a scavare per scoprirne di più”. Al fianco di GiPS Tech nelle ricerche ci sono i business angel di IAG, che hanno investito nella startup calabrese e che collaborano con loro da anni. Iniziano le ricerche incrociate e si scopre che di questa compagnia, a parte un sito web, non vi è traccia negli elenchi ufficiali degli operatori. Inoltre, il financial advisor segnalato dagli investitori, la Fidson Financial Advisory, non solo non esiste ma ha copiato tutto il suo materiale web da un vero advisor, la REL Investment Group.

fidson

Il sito dell’advisor partner del fondo arabo, rivelatosi tarocco.

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Il sito della REL Investment Group, copiato dal presunto advisor Fidson

Così, mentre chi ha contattato la startup preme per incassare l’assicurazione, spingendo per convincere i ragazzi del team a raggiungere Manara, in Bahrein, per versare i 24 mila euro (in contanti) che servono a coprire le garanzie, i ragazzi di GiPS Tech contattano Moreno Morello di Striscia La Notizia. “Di concerto con lui – spiega D’Aquila – abbiamo fatto l’ennesima call su Skype per concordare un appuntamento in Europa. Il luogo scelto era Amsterdam, poiché loro stessi ci hanno detto di avere un commerciale che passava da lì di ritorno da Hong Kong e che poteva incassare i soldi della pratica”. All’appuntamento, l’8 dicembre, hanno fatto da esca e si sono presentati con l’inviato di Striscia La Notizia, che li ha inseguiti fino a perdere le loro tracce.

Putroppo anche le truffe iniziano a toccare il mondo delle startup. Avevate mai pensato ad un fondo di investimento…

Posted by Gips_tech on Mercoledì 16 dicembre 2015

La cosa bella è che dopo questo episodio, i responsabili hanno provato a ricontattare i ragazzi di GiPS Tech: loro ovviamente stanno ignorando le loro mail, ma hanno voluto raccontare la loro storia per avvisare chiunque a non cadere nella trappola di questi truffatori. “Bisogna fare attenzione, perché sono persone molto preparate. Tutto era molto realistico: la tipologia di investimento, le obbligazioni, la documentazione. Ci avevano addirittura inviato un patto parasociale con compiti, ruoli e altri vincoli. La nostra speranza è che non ci sia cascato nessuno, ma anche i loro contatti su LinkedIn erano così bene orchestrati che ho notato anche altri startupper tra le loro cerchie”.

Francesco Rende

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