L’unico assessore italiano alle Startup è in Campania: «1 miliardo a chi fa innovazione»

L’Assessore regionale Valeria Fascione spiega la strategie dell’innovazione in un territorio ricco di capacità imprenditoriali, contro ogni luogo comune

Quando si parla di innovazione nel sud d’Italia, la critica più superficiale e disfattista dovrebbe arrendersi di fronte all’esempio della Campania, prima tra le regioni meridionali per numero di startup innovative, e settima a livello nazionale (dati Infocamere). Perciò una volta chiuso il dizionario dei luoghi comuni, cerchiamo di capire meglio un territorio che si sta affermando per capacità imprenditoriali e scelte amministrative coraggiose, come quella di attivare un assessorato regionale alle startup guidato da una donna, Valeria Fascione, fino a poche settimane fa direttrice del marketing strategico della Città della Scienza di Napoli.

Assessore Fascione 1

Assessore, cosa vi ha spinti a creare un assessorato con delega alle startup, caso unico in Italia?

“Vogliamo far capire come le startup possano colmare quel divario esistente tra domanda e offerta di innovazione presente in Campania. Per farlo puntiamo a combinare i tre driver della competitività che sono l’internazionalizzazione, l’innovazione e l’ecosistema delle startup, da connettere con le filiere strategiche del paese. Appena insediati, a luglio, ci siamo subito posti l’obiettivo di mettere a sistema imprese, centri di ricerca, distretti tecnologici, PMI e pubblica amministrazione; in questa cornice le startup possono portare un contributo fondamentale con idee innovative e nuovi modelli di business”.

Per i prossimi cinque anni si occuperà di internazionalizzazione e startup. Ma al di là degli annunci, quali risorse avrà concretamente disponibili?

“Il Por Campania Fesr 2014-2020 mette a disposizione quasi 1 miliardo di euro da investire in ricerca, innovazione, imprese, competitività e Agenda Digitale. A questo si aggiungerà il PON nazionale. Ma i soldi non bastano se non saremo bravi a trasferire i risultati sul territorio. Non sono l’assessore della ricerca o delle attività produttive, il mio compito è dare forma concreta all’innovazione”.

Con quale strategia?

“Abbiamo racchiuso tutti i nostri progetti dentro una sigla unica, Campania Competitiva, per favorire la crescita del territorio regionale. Un obiettivo che possiamo raggiungere valorizzando specializzazioni e competenze nei diversi ambiti, per costruire in maniera partecipativa un nuovo modello di policy making, dove il capitale umano, prima ancora dei soldi, assume un ruolo di centrale importanza. Ma Campania Competitiva è anche una piattaforma web di confronto, una fonte di informazioni costantemente aggiornata sui temi di riferimento proposti dall’Assessorato”.

In sintesi, quali sono i suoi messaggi chiave per gli attori coinvolti?

“Tutti dobbiamo fare uno sforzo in più per essere competitivi. E’ fondamentale che ci sia contaminazione tra ricerca e aziende, lavorando assieme, connettendo le startup al mondo delle imprese, favorendo occasioni di apertura al mercato. Spesso dobbiamo fare i conti con numeri sconfortanti, penso ai recenti dati Svimez, ma sono convinta che in questa fase ci siano tutte le condizioni per essere ottimisti”.

Su quali idee e progetti state lavorando?

“Abbiamo messo a punto un set di strumenti come i Creative Clusters, appena conclusi: due bandi che insegnano come si debba valorizzare il capitale umano, prima ancora delle risorse disponibili e della fattibilità economica. La Regione ha solo fornito le direttive su come concentrare gli sforzi, partendo dal territorio, chiedendo ai partecipanti come vorrebbero vivere meglio nelle nostre città. Siamo partiti dalla consapevolezza che Smart City e Smart Community hanno un grande potenziale e con i Creative abbiamo pensato di lavorarci in modo approfondito, puntando sulle capacità innovative della nostra Regione”.

E cos’altro?

“I Creative Clusters sono il punto di partenza per creare una Creative Factory, ovvero una nuova generazione di possibili idee di impresa su cui andremo a mettere strumenti come i voucher, fondi di finanziamento seed, programmi sull’Open Innovation o l’Erasmus delle startup. Attraverso i voucher e i finanziamenti, ad esempio, le startup possono comprare servizi innovativi specialistici su brevetti, internazionalizzazione, e su tutto ciò che serve per crescere e affermarsi sul mercato. Rischiamo assieme a loro mettendo a disposizione risorse, un esempio di come pubblico e privato possano affrontare assieme le sfide”.

Stringiamo il focus su progetto Erasmus per startup…

“Anche questo è un bando pronto per partire: se una startup propone un servizio adatto ai mercati esteri, tramite l’EBN (European Business Network) troviamo l’incubatore più adatto e coerente per il suo sviluppo, dopodiché daremo un voucher di 5.000 euro alla startup per consentirle di acquistare consulenze specialistiche in loco, in un contesto monitorato”.

Quando arriverà il tempo dei primi bilanci?

“Tra un anno potremmo tirare le prime somme. I bandi sono pronti, le risorse anche. Ora dobbiamo comunicare nel modo giusto tutte queste attività, e non è semplice”.

di Massimo Fellini

  • Germano Milite Secondo

    Un bando che doveva uscire entro fine anno (“sicuro al 100%”) e non è uscito. Mail mandate in copia senza nascondere i destinatari, 5000 (ridicoli) euro dati alle startup per “l’internazionalizzazione”. Io sono uno strenuo sostenitore del “Made in Sud”, amo la mia regione ed è qui che lavoro e (cerco) di fare impresa innovativa. Sono positivo, ottimista e propositivo. Però per adesso vedo solo un miliardo di fuffa e la solita propaganda posticcia che passa per definizioni e scimmiottamenti trash di ciò che fanno in America. Parliamo dalle cose semplici, come la velocità e l’efficienza nelle operazioni. In altre regioni, senza avere un assessorato alle startup, si è già fatto di più e meglio. Badiamo al sodo, che qui abbiamo bisogno di concretezza e non di politica old style

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