4 giovani ingegneri italiani convincono l’UE a finanziare il loro progetto di Stazioni spaziali

Hanno convinto l’UE a finanziare il loro progetto di stazioni spaziali via terra con Horizon 2020. La loro startup Leaf Space piace molto agli investitori

Volevano far volare i satelliti. Ora, invece, costruiranno una rete di stazioni terra per comunicare con lo spazio da ogni angolo del mondo. Loro sono cinque ragazzi italiani – quattro ingegneri del Politecnico di Milano, Jonata Puglia, Michele Messina, Giovanni Pandolfi e Matteo Boiocchi, e una bocconiana, Caterina Siclari – e sono il volto di Leaf Space, una startup con sede a Milano specializzata nella creazione di servizi e prodotti per il mercato dei piccoli satelliti (satelliti artificiali che hanno un peso in genere inferiore ai 500 chili).

leaf space

Con il progetto Leaf Line – una rete di 20 stazioni terra per piccoli satelliti – hanno vinto un finanziamento da Horizon 2020, il fondo della Commissione Europea per la ricerca e l’innovazione, e stanno attirando l’interesse di un numero crescente di investitori e operatori del settore.

Hanno avuto l’idea giusta al momento giusto. Il mercato dei piccoli satelliti negli ultimi dieci anni ha raccolto investimenti per circa 2,5 miliardi di dollari, la metà dei quali, secondo i dati raccolti dal magazine Fortune, è arrivata solo nell’ultimo anno e mezzo. È a questo mercato che Leaf Space guarda da sempre. Prima con l’idea di specializzarsi nei servizi per il lancio dei piccoli satelliti, poi, quando «era diventato evidente che sarebbe stato difficile trovare dei finanziamenti per costruire una base lancio in Italia», come racconta il co-founder e CTO Giovanni Pandolfi al magazine americano Via Satellite, decidendo di concentrarsi sulle stazioni terra. Da qui il progetto di creare una rete di stazioni – Leaf Line, appunto – dove antenne situate in posti diversi del mondo potessero comunicare con piccoli satelliti su differenti orbite, scaricarne i dati e controllarne il percorso.

Nel mondo altre aziende stanno lavorando a progetti simili. L’americana Spaceflight Networks sta costruendo una rete di stazioni terra, mentre la norvegese Kongsberg Satellite Services ha da poco completato una stazione per piccoli satelliti a Panama. Anche società che lavorano con i satelliti stanno cominciando a costruire le proprie stazioni. Eppure, dice Giovanni Pandolfi, la domanda per questo tipo di servizi è molto alta: tra le aziende che basano la propria attività sui satelliti, molte non vogliono o non hanno i mezzi per entrare in questo tipo di mercato.

Leaf Space si rivolge a loro offrendo un servizio all’avanguardia: quando tutte le 20 stazioni saranno in funzione la visibilità dei satelliti risulterà aumentata fino a sei ore al giorno e sarà possibile scaricare un totale di sette terabytes di dati ogni 24 ore.

Le prime quattro stazioni dovrebbero essere operative nella prima metà del 2016. Una sarà a Milano ed è in fase di prova. Le altre saranno probabilmente in Bulgaria, Scozia e Spagna. Quando queste quattro stazioni funzioneranno – a luglio, secondo i calcoli – Leaf Space comincerà la vendita del servizio Leaf Line. Sempre nel 2016 verranno costruite altre quattro stazioni in Europa. Le altre dodici saranno pronte entro la fine del 2017 e si troveranno in Sud America, Giappone, Australia e India.

Oltre al finanziamento di Horizon 2020, Leaf Space sta ricevendo investimenti anche da aziende private. Il modello di business, appena comincerà la vendita di Leaf Line, sarà basato su un abbonamento mensile e su un sistema di pagamento in relazione alla quantità di dati scaricati. Il primo metodo di pagamento si rivolge soprattutto a chi possiede un’ampia costellazione di satelliti. Il secondo, invece, dovrebbe fare al caso di chi usa i satelliti per scopi accademici o sperimentali.

Per tutti i clienti sarà possibile comunicare con i satelliti tramite un’interfaccia web, mentre i dati finiranno in un cloud o in un altro server stabilito. A Via Satellite Giovanni Pandolfi ha detto di aspettarsi un buon posizionamento per Leaf Line nell’ecosistema dei servizi per piccoli satelliti. Con l’aumento di questo tipo di strumenti e della richiesta di dati il momento potrebbe essere davvero quello giusto. Poi sarà il turno dei microsatelliti: «Stiamo cercando di creare qualcosa di nuovo» anche per questo settore, anticipa Pandolfi.

Cinzia Franceschini
@fraiznic

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