L’importanza del design italiano e altre 4 cose che ho imparato con la mia Sellf

Sellf è il coach virtuale che guida le aziende a raggiungere e superare gli obiettivi commerciali, ed è anche la startup che quest’anno ha ricevuto il premio Confcommercio come migliore app per l’innovazione nei servizi

Sellf è il coach virtuale che guida le aziende a raggiungere e superare gli obiettivi commerciali, ed è anche la startup che quest’anno ha ricevuto il premio Confcommercio come migliore app per l’innovazione nei servizi.

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Sellf

Diego Pizzocaro – Ceo e founder di Sellf

Un team con un cuore tecnologico, le gambe per il business e il gusto del design italiano

Sellf è nata all’inizio del 2013 dall’incontro tra me, Filippo Zanella e Fabio Maran – tre amici di vecchia data, ingegneri e dottorati in informatica con esperienza di ricerca negli Stati Uniti – con Franco Roman, precedentemente direttore Sales & Marketing di Sun Microsystem Italia. Partendo dalla campagna trevigiana ci siamo accorti di come moltissime aziende del territorio avessero in comune la necessità di coordinare tutta la loro rete commerciale in maniera semplice e allo stesso tempo motivante. Avendo a disposizione gli smartphone nel palmo delle mani ci chiedevamo come mai non potessero essere il naturale strumento con cui coordinare tutta la forza vendita e aiutare ciascun commerciale a raggiungere i propri obiettivi. Il motivo era molto semplice: esistono molti software di gestione delle vendite, ma spesso questi sono sviluppati per il management e non per aiutare veramente ciascun singolo commerciale a essere più produttivo e a raggiungere i propri obiettivi. Così è nata Sellf, dall’incrocio tra la nostra esperienza in sviluppo di mobile che potessero sfruttare tutta la potenza degli smartphone, l’esperienza di Franco nel sales & marketing – profondo conoscitore di altri sistemi per la gestione delle vendite – e infine la passione per il design italiano.

Non sottovalutare il fund raising

Per noi di Sellf la parte più difficile è stata decisamente il fund raising. Precedentemente nessuno di noi aveva esperienza di interfacciarsi con fondi di investimento, quindi abbiamo imparato sulla nostra pelle quanto sia difficile convincere un venture capitalist della bontà del proprio prodotto. In particolare, il livello di informazioni, dal business planning al messaggio commerciale fino alle metriche e alle valutazioni di mercato raccolte, deve essere veramente elevato per attrarre finanziamenti importanti. Per questo consiglio sempre a chi sta iniziando con la propria esperienza di startup, soprattutto se è a digiuno di altre esperienze imprenditoriali, di trovare il prima possibile il famoso product-market fit, ovvero vendere il prodotto – in una sua versione preliminare, s’intende! – prima ancora di cercare finanziamenti, in modo tale da approcciare gli investitori già con delle validazioni concrete del mercato.

Essere perfezionisti non aiuta sempre

Sembrerà strano, ma pretendere la perfezione dal proprio prodotto, inizialmente, non è una buona strategia. Spesso quando si costruisce un prodotto o un servizio da zero si è troppo scrupolosi e si aspetta a lungo prima di lanciarlo ufficialmente. Questo approccio però non è vincente, e non lo è per il motivo di cui sopra: non attrae fondi. Infatti è bene testare il mercato prima di cercare finanziamenti, sviluppando, in fase inziale, qualcosa che risolva un problema a una particolare nicchia di utenti, per poi allargarsi e aumentare i servizi.

Creare una community prima del prodotto

Sempre nell’ottica di ottenere finanziamenti, è fondamentale dimostrare di avere anche solo 10 utenti che siano disposti a pagare per il vostro prodotto, ancora di più se questi non fanno parte del vostro network/giro di amicizie e sono persone/aziende esterne che semplicemente pensano che valga la pena usufruire della vostra idea. In questo modo potrete anche trarre utilissime informazioni dai feedback, così da lanciare il prodotto ufficialmente con una base utenti già entusiasta!

Crederei nei talenti e fare rete

Per quanto possa sembrare banale, la nostra esperienza ci ha dimostrato che In Italia abbiamo davvero accesso a dei talenti che all’estero ci si sogna. La nostra preparazione sulla teoria a livello di conoscenze è veramente altissima e dovremmo cercare di allinearci con l’estero anche a livello di preparazione pratica. Se poi i talenti e le startup italiane riuscissero a creare una rete di collaborazione e di scambio di esperienze sia tra di loro che con le aziende del territorio, questa spinta creerebbe un ecosistema dell’innovazione senza precedenti in Italia. Fortunatamente, il nostro Paese ha già iniziato a muoversi in questa direzione, anche se c’è ancora molto da fare.

DIEGO PIZZOCARO

founder di Sellf

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