Vi racconto il mio Startup Grind Global, tra la caccia all’oro 4.0 e un sentimento anti-Trump

Luisa Marotta, co-director di Startup Grind Rome, racconta a Startupitalia! il suo viaggio nella valle del silicio, tra incontri con le startup e le accuse di un certo Dave McLure…

Ogni anno Startup Grind, la più grande community per imprenditori, startuppers e tech lovers del mondo (siamo presenti in 200 città e 98 paesi), si riunisce in Silicon Valley per una global conference che ha lo scopo di ispirare, educare e connettere tutti i partecipanti che accorrono numerosi da ogni parte del globo. L’edizione 2017 si è tenuta dal 20 al 22 Febbraio e per tre giorni la tranquilla cittadina californiana di Redwood  si è trasformata in un focolaio di innovazione, con oltre 5.000 persone presenti che si sono distribuite, a seconda degli interessi, tra i 40 workshops, interviste con founders e VC stage. Last but not least, sono state selezionate 50 startup da tutto il mondo che hanno avuto l’opportunità di pitchare davanti al pubblico e di esporre le proprie idee ed il proprio talento in un apposito spazio, la “Startup tent”. Tra queste fortunate e promettenti startup anche l’italiana Woopfood, la prima piattaforma di crowdfunding per l’agroalimentare made in Italy.

sg foto

Tra gli speakers susseguitisi sul palco Dave McLure del fondo 500 Startups, Ryan Smith founder di Qualtrics, Daphne Koller co-founder di Corsera, Sean Red founder di Tinder, Jan Koum co-founder e CEO di WhatsApp e moltissimi altri. Al di là delle practical lessons learned grazie alle esperienze personali e professionali condivise dagli ospiti, la cosa più affascinante però dell’intera organizzazione è l’energia ed il dinamismo che pervadono i grinders. Bar e ristoranti si trasformano in uffici per lo smart working e in location per business meeting improvvisati; founders alla ricerca di fondi che arrangiano elevator pitches all’angolo della strada, o durante il pub crawl serale, con tanto di birra in mano; biglietti da visita volanti in ogni dove; giovani studenti curiosi che, pur di far parte della magia di Startup Grind, si arruolano come volontari e danno una mano.

Si respira elettricità e futuro, una versione 4.0 della corsa all’oro, una corsa verso una ricchezza ed un sogno fatto di algoritmi, piattaforme digitali ed angel investors.

Ad oggi, la Silicon Valley rimane l’ultimo baluardo del sogno americano del self made men.

Noi di Startup Grind Roma ovviamente non potevamo mancare a questo appuntamento con la nostra famiglia internazionale. Per questa edizione la squadra della capitale è stata rappresentata da me, co-director del chapter, e da Adriano Bonforti, membro recente del nostro team ma soprattutto CEO e founder di Patamu, servizio online che permette di difendere la proprietà intellettuale su un’opera. A rappresentare il nostro Paese anche i director degli altri chapter nostrani, ossia Startup Grind Milano, Veneto, Napoli e Cosenza. Sicuramente la parte migliore di questo viaggio è stato il poter finalmente incontrare dal vivo gli altri directors, persone eccezionali che si impegnano, ognuno nella propria città, ognuno nella propria realtà locale, a portare un pezzo di Silicon Valley, organizzando ogni mese eventi con manager ed imprenditori di successo, che con le loro storie ispirano ed aiutano gli start upper più giovani. È durante il networking con gli altri Startup Grind directors che ho conosciuto Phil, scozzese che ha fondato una startup che si impegna a creare mutui al 50% finanziati da banche e per la restante metà sovvenzionati tramite crowdfunding. E poi c’è Ahmed da Khartoum, Sudan, Startup Grind director del sud-est asiatico, che nonostante i permessi di viaggio rischiava di non poter partecipare alla conferenza per gli ordini restrittivi in entrata negli USA emessi da Trump. Ahmed è un ingegnere e si occupa di cyber security, è co-founder di un servizio pazzesco SIMPAY che permette di trasferire soldi tramite il telefono, un servizio di mobile payments appunto, che a noi occidentali, abituati alle nostre carte di credito sembra fantascienza, ma che permette la maggior parte delle transazioni nel continente africano.

In Silicon Valley, specialmente durante questi eventi c’è molto da imparare, si è soggetti a stimoli continui, ogni persona con cui abbiamo la possibilità di parlare porta avanti una qualche brillante idea, ed ha una preziosa storia da raccontare. Come il francese Mikael che appena capisce che sono italiana sente l’irrefrenabile desiderio di parlare con me nella lingua di Dante che sta apprendendo da auto-didatta per passione. Il suo business attualmente è di base a Seoul (“sai, lì ci sono i soldi ed i maggiori interessi”, mi spiega) ma lui spera di poter presto fare affari nel bel Paese. La sua creatura, Symaps.io, utilizza varie fonti di dati, indicatori socio-demografici, economici, di traffico più le informazioni dei social network per individuare la miglior allocazione per un negozio o un ufficio: “Don’t leave your location to chance, leave it to intelligence” recita la mission della sua impresa.

In Silicon Valley, anche quando stai per perdere l’aereo fai incontri interessanti. Dovevo chiamare un Uber per dirigermi in aeroporto ma niente l’app non mi funzionava (il paradosso, ad un’italiana non funziona Uber…non c’è proprio amore tra gli italiani e l’azienda di Travis Kalanick!) e così stavo andando in iperventilazione nella hall dell’albergo quando mi salva Aria: “I’m going to the airport if you need a ride, my Uber is coming in 5 mins”. Thanks Aria the saver!

Aria è una tipa tosta, è una microbiologa con tanto di PhD alla British Columbia di Vancouver, nonché CEO di Koonkie, un servizio che costruisce soluzioni informatiche intelligenti che si ispirano alla perfezione degli organismi biologici, roba forte insomma.

Ciò che però mi ha maggiormente colpito di questo viaggio in Silicon Valley è stato trovare un ambiente completamente ostile al neo presidente Donald Trump. Durante gli interventi dei vari ospiti non è mai mancata almeno una frecciatina rivolta al nuovo inquilino della White House;

Dave McLure di 500 Startup poi ha persino accusato i giganti della Silicon, nello specifico Facebook e Google, di aver contribuito all’elezione di Trump e di aver anche guadagnato sulla “distorsione di realtà ed opinioni”.

 La mia prima reazione a riguardo, quella più superficiale forse, è stata di più totale sgomento: “ma come mai i ricchi imprenditori della tech valley sono così anti-repubblicani? Gli imprenditori possono non esser di destra?” (Il quesito potrà sembrare ingenuo, ma io sono cresciuta al tempo del binomio imprenditoria-berlusconismo, quindi mi sembra legittimo).

Ci ho pensato un po’ su e alla fine mi sono data una risposta.

La cultura dell’innovazione, quella che guarda al progresso e che fa della diversità di qualsiasi tipo (etnica, religiosa, di genere) un valore aggiunto non può che esser contraria ai muri, reali e/o virtuali (specialmente in uno stato come la California famoso per i tacos e dove, nel 2015, i latinos hanno superato numericamente i bianchi).

La cultura dell’innovazione, quella di Uber e di Airbnb, non si basa sul possesso, sul diritto di proprietà, e sulla difesa dello stesso, anzi tutt’altro! Si basa sul non possesso di asset come fonte assoluta di vantaggio competitivo; questa stessa cultura è figlia della disintermediazione che trasferisce il potere dall’alto verso il basso e che, tramite piattaforme digitali, trasferisce potere da un hotel a chiunque abbia una casa, dai tassisti a chiunque abbia una macchina. L’empowerement del singolo, l’empowerement al basso, pura democrazia!

Che poi l’idea di dare potere ai singoli tramite la rete, tramite una piattaforma, è nota anche in Italia, specialmente in politica.

Insomma, pensandoci più a fondo, la Silicon Valley è così anti-trumpista nel proprio dna perché incarna tutti i migliori valori democratici, tutti i migliori valori del social-liberismo.

Forse è per questo che l’ex premier Renzi ha deciso di cercare nuova ispirazione in un luogo simbolico ed esoterico come la Valle di Silicio, dove si genera la linfa vitale del domani, dove le grandi menti costruiscono il futuro.

Matteo, se vuoi, l’anno prossimo ti portiamo a Startup Grind per cercare ispirazione!

E se anche voi, cari lettori, volete godere di un po’ di Silicon Valley qui vicino casa, vi ricordo il nostro prossimo appuntamento che si terrà sabato 18 Marzo ore 10.45 presso l’università di Roma Tre (facoltà di economia) con Mattia Perroni managing director di Houzz Italia, la piattaforma online leader mondiale nel design della casa con sede a Palo Alto.

Vi aspettiamo!

#keepgrinding

Luisa Marotta

co-director di Startup Grind Rome

 

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