La spesa online vale un milione

Giulia Valente racconta Tacatì, la startup che ha convinto Principia ad investire sul suo sviluppo. E che porta sul web le botteghe vicino casa

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Ci sono tanti modi per provare a fare startup in Italia. Quello più utile e virtuoso consiste nel mettere a disposizione delle piccole medie imprese strumenti innovativi. Aiutare il 90% del tessuto economico italiano a sfruttare le nuove risorse per uscire dalle sabbie mobili della crisi e dare vitalità al business. Tacatì, a un anno dall’inizio dell’avventura, può dire di aver intrapreso questa direzione. E il suo sforzo, come Startupitalia! ha anticipato ieri, è stato premiato dal fondo di venture capital Principia.

«All’inizio avevamo pensato a un modello diverso», racconta la co-fondatrice Giulia Valente, «volevamo smistare noi da un magazzino i prodotti alimentari che gli utenti acquistano. Poi ci siamo resi conto che le competenze logistiche delle piccole botteghe potevano farci comodo». E alle piccole botteghe poteva fare comodo un supporto per lanciarsi nell’arena dell’e-commerce: «Sono interessati a vendere online, ma spesso non hanno la possibilità di farlo». Qui entra in gioco Tacatì, che in piemontese vuol dire ‘attaccato a te’. Gli utenti si collegano alla piattaforma e fanno, letteralmente, la spesa online andando a pescare fra prodotti naturali, di qualità e con una minuziosa descrizione della provenienza.

La fonte sono le aziende agricole, le macellerie e gli alimentari della zona, le botteghe appunto, che godono in questo modo di una nuova vetrina. A Tacatì va una percentuale sulle vendite «inferiore al 10%». Da ottobre 2012, lancio ufficiale della prima versione del portale, le realtà affiliate sono sei nell’area di Torino, Alba e Asti e gli utenti hanno già fatto «più di mille spese». Principia ci ha messo un milione di euro, che si va da aggiungere ai circa 20mila raccolti con la vittoria di Start Cup Piemonte e il secondo posto nella competizione Barcamper Biella, e il prossimo autunno arriverà un restyling corposo della piattaforma. L’intenzione è di stringere la mano di mille botteghe nell’arco dei prossimi cinque anni. E di coprire in modo omogeneo tutta la Penisola.

L’amore per l’Italia è un po’ la costante dell’intero racconto di Giulia. Amore per un paese che l’ha aiutata a mettere in piedi la sua idea: la scorsa estate si era rivolta a Coldiretti per realizzarla ed è stato il direttore della confederazione a suggerirle di collaborare con Stefano Cravero, il co-fondatore di Tacatì. L’amore per l’Italia che accomuna le storie dei due ragazzi, 28 anni lei e 34 anni lui: entrambi laureati in economia, provengono dallo stesso quartiere di Asti. Hanno fatto svariate e importanti esperienze all’estero, Giulia ha lavorato a Madrid per Philips e Stefano ha collaborato in Bangladesh con l’ideatore del microcredito Muhammad Yunus. E hanno deciso di tornare con l’interesse per il settore alimentare e per il business orientato al sociale. In Italia.

L’Italia delle opportunità, così la definisce Giulia: «È più facile provare a realizzare un progetto nel proprio paese potendo contare sul supporto di amici e contatti». L’Italia che ha la sua Silicon Valley: «Stiamo concentrando tutti i nostri sforzi per costruire una squadra in Sardegna, a Cagliari. È una zona piena di talenti e con una storia già importante nel settore dell’innovazione». L’Italia in cui, Tacatì ne è la dimostrazione, si può provare contemporaneamente a costruire e a ricostruire. Se c’è una definizione di ripresa, è probabilmente questa.

Giulia Valente Tacatì from StartupItalia! on Vimeo.

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