Working Capital torna al lavoro

Dopo la pausa estiva, le 15 stratup in accelerazione nelle diverse sedi della struttura voluta da Telecom Italia riaccendono i motori. Vi raccontiamo come

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Sono state scelte fra 1.200 idee e hanno vinto un grant di impresa da 25 mila euro, hanno passato il primo mese di luglio sui banchi di Roma, Catania e Milano e ora, dopo la pausa estiva, per le 15 startup in accelerazione a Working Capital è tempo di tornare a lavorare.

Al Working Capital di Roma rispondono all’appello Bancha, Edo, Pathflow, VMSme!. E Pedius, servizio di telefonia per non udenti. «È una piattaforma che trasforma il testo in voce e la voce in testo – spiega il Ceo, Lorenzo di Ciaccio – si scarica l’applicazione, inserisci il numero di telefono, poi un sistema di riconoscimento vocale trasforma la voce in un testo sullo schermo». Pedius è al momento «un’applicazione beta scaricabile su richiesta dal sito». Per l’autunno Lorenzo e gli altri puntano a «consolidare la struttura e a rendere il servizio pubblico».

Passando da Roma a Milano, scalpitano per tornare operativi anche i ragazzi di Welco, il citofono a portata di smartphone. La startup è in accelerazione al Working Capital Milano insieme a Starteed, Dropin, ViciniDiCasa, CityGlance e alla nuova arrivata GoalShouter.

«Welco è un progetto che vuole sostituire il classico citofono con un dispositivo che permette di connettere smartphone e tablet e rispondere al citofono ovunque ci si trovi – spiega Leo Sculli, ceo del progetto, che conta altri 5 membri – oltre a rispondere si può anche aprire la porta». Smonti il vecchio citofono e monti il dispositivo, collegabile al wifi di casa. «Siamo nel corso di accelerazione di impresa di Working Capital Milan. Nei prossimi mesi – prosegue Sculli – contiamo di mettere a punto il business plan e andremo avanti in ricerca e sviluppo. Vogliamo entrare nel mercato agli inizi del 2014». Del primo mese passato sui banchi di scuola Sculli è soddisfatto: «È stato molto interessante. I mentor ti danno consigli che curano aspetti pratici del fare impresa. Ho capito l’importanza di una buona presentazione del progetto ad un investitore, aspetto che cureremo nello specifico in queste settimane. E poi, lavorando in un coworking, riesci a condividere informazioni che in uno studio privato non avresti, se non con molta difficoltà».

Dalle due capitali fino a Catania, dove in accelerazione al Working Capital ci sono Butlr, Qking, SharePass, Sportered. E PanPan, piattaforma di domande e risposte geolocalizzate. La startup è su iTunes in una versione provvisoria, ma è già lanciatissima. Ha ottenuto un finanziamento da 600 mila euro dalla Finaco di Torino, sta per costituirsi in società per azioni (alla Camera di Commercio di Catania) ed è pronta per il Web Summit di Dublino, alla fine di ottobre.

In codice nautico PanPan è una richiesta di aiuto meno urgente del mayday. «La nostra piattaforma permette di selezionare un’area geografica e di porre una domanda a quelle persone che si trovano all’interno», spiega Antonio Famulari, 28 anni, ceo di PanPan, siciliano a Parigi da tre anni, che ha fondato la piattaforma insieme a Michele Spina e Walter Bellante.

«Ci siamo resi conto che su Twitter ci sono migliaia di domande geolocalizzate inevase ogni giorno e abbiamo pensato di promuovere una piattaforma ad hoc». Dalla distanza alla pertinenza, le domande saranno ordinate secondo diversi profili, poi si seleziona l’area geografica e si fa la richiesta. «Il business? Sponsor che vogliono fare domande, ad esempio società di ricerche di mercato. Oppure la vendita di dati utenti in maniera aggregata, sempre per ricerche di mercato».

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