Smart&Start ha fatto flop

Il bando online che deve assegnare 190 milioni di euro ad imprese e progetti inoovativi parte col piede sbagliato. Anzi, non parte proprio: il portale è bloccato da 48 ore

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Doveva essere una partenza intelligente, invece è stato un clamoroso flop. Smart&Start, il bando on line di Invitalia e del ministero dello Sviluppo che mette in palio 190 milioni di euro per le imprese innovative, ha fatto il botto ancora prima di cominciare. Alle 12 del 4 settembre doveva aprirsi la procedura di raccolta dei progetti on line. Ma il portale si è impallato prima di subito. Bloccato. Schiantato. E ancora questa mattina, a quasi 48 dal misfatto, si legge in homepage un poco tranquillizzante “Confermiamo che stiamo lavorando per assicurare la piena funzionalità del sistema. Vi terremo costantemente informati tramite il portale e ci scusiamo ancora per il disagio”.

Sui social l’ironia e la rabbia degli aspiranti candidati si sono alternate, legittima reazione ad una brutta figura che si poteva e si doveva evitare. Di seguito pubblichiamo lo sfogo di uno di quelli che ha provato, dalle 12 del 4 settembre, a inoltrare il suo progetto innovativo. E che, come tanti altri, è stato sopraffatto dalla scarsa intelligenza di Smart&Start.

Avrei voluto iniziare questo post con ironia e leggerezza, citando autori come Beckett (Aspettando Godot), Kafka (Il Processo) o Manzoni (il personaggio dell’azzeccagarbugli), ma forse l’ironia non è adeguata, anche e soprattutto per rispetto di quelle persone che hanno passato gli ultimi mesi a preparare un progetto d’impresa tecnologica e innovativa per partecipare alle agevolazioni e finanziamento che il ministero dello sviluppo economico ha messo a disposizione (Fondi della UE).

Ci sono una circolare ministeriale e un DM che spiegano esattamente cos’è Smart&Start, ma in sintesi ecco di cosa parliamo:

a) 190 milioni di Euro in dotazione complessiva (suddivisi in 2 misure, una Smart, una Start , per valorizzare le startup in maniera circostanziata)

b) 300.000 euro massimo di concessione alla singola impresa ( startup) in 4 anni

c) imprese che devono essere attive o aperte in regioni come Sardegna, Sicilia, Puglia, Campagna, Basilicata.

Come avrebbero dovuto essere erogati questi fondi? Tramite la valutazione di progetti precisi e di valore che per essere valutati avrebbero dovuto rispondere a precisi requisiti e quesiti che il fac-simile della domanda riepilogava, ma che si possono riassumere in “Precise definizioni dell’impatto tecnologico delle imprese”, “analisi di mercato con specifiche delle fonti”, business model per i 4 anni a seguire, analisi del processo organizzativo, produttivo, comunicativo e di marketing e molto altro ancora… Insomma giustamente si chiede ai “potenziali imprenditori digitali” d’impegnarsi a preparare il proprio progetto in maniera dettagliata e precisa. Ma il caricamento di tutto queste doveva avvenire tramite un portale dedicato (giustamente, parliamo di startup), Smart&Start appunto. E tutto questo dal 4 settembre 2013.

Si tratta di una procedura “a sportello” e quindi i singoli progetti vengono valutati secondo qualità e precisione nei requisiti iniziali, purtroppo a sportello vuol dire anche fino ad esaurimento fondi, e quindi a parità di qualità progettuale, verranno erogati i fondi a chi prima ha caricato il proprio progetto. Quindi non ci voleva un genio a comprendere che il 4 settembre sarebbe stato un giorno critico per l’architettura del sistema informatico che avrebbe dovuto caricare le domande, invece sembra che l’ingenuità (per non dire il presappochismo italiano) abbiano avuto la meglio.

Alle 12 del 4 settembre il portale apriva le iscrizioni, da quel momento gli utenti hanno aspettato dalle 4 fino alle 8 solo per ottenere il pin di autenticazione per poter entrare nel form per caricare i propri progetti. Nella serata del 4 settembre, quando qualcuno riusciva ad entrare nel form non riusciva a lavorare, perché ogni 3 minuti il portale crollava. Intanto gli utenti sbraitavano e si lamentavano sulla Pagina ufficiale di Smart&start che si limitava a scrivere sulla pagina stessa, “chiedendo umilmente scusa” o cercando di tranquillizzare tutti dicendo “che nessuno avrebbe perso la priorità acquisita”…

Tutto questo ovviamente aggiungeva rabbia e scoramento tra gli utenti, perché è un evidente insulto all’intelligenza degli utenti stessi, come si può garantire una priorità se non esiste nulla che lo certifichi? Come si può essere considerati professionali se ci si scusa sulla pagine FB e sul sito non ci sono comunicazioni, se non “c’è stato un problema, stiamo lavorando”? Come si può aver fiducia in una concessionaria governativa che solo alle 18 del giorno 5 settembre scrive sul sito di riferimento 3 righe ufficiali che dice che “tutti saranno tutelati” (senza chiarire secondo quale criteri)?

Oltre a tutto questo è facile immaginare anche il senso di beffa, quando al mattino del 5 settembre gli utenti telefonano direttamente ad Invitalia ed operatori che non hanno alcuna colpa rispondono che loro hanno avuto indicazione di chiedere pazienza e di attendere che i problemi tecnici vengano risolti.

Come si può credere nella trasparenza e nella forza di una procedura online pubblica, quando nessuno si è preso la responsabilità di fare un gesto formale, ovvero comunicare che c’erano stati dei gravi disservizi tecnici e che quindi il portale veniva chiuso per un totale rifacimento e che la procedure sarebbe stata riaperta ufficialmente in altra data?

Come poteva un utente avere l’entusiasmo nel presentare il proprio progetto, se dopo quasi 48 ore di attesa davanti ad un pc, nessuno di Invitalia si è preoccupato delle ore di lavoro perse in questi 2 giorni, dei possibili mancati guadagni per osservare uno schermo vuoto?

Infine Beffa delle Beffe, vedere il 4 settembre sul Tg1 economia il presidente di Invitalia glorificare l’inizio di smartstart, l’arrivo di oltre 2.000 domande come fosse un grande successo?

No, non sono stato capace di iniziare questo articolo con ironia citando grandi autori, per rispetto di tutte quelle persone che in queste 48 ore hanno cercato di valorizzare il proprio talento e il proprio entusiasmo, perché già altri ci hanno pensato ad non avere rispetto della loro intelligenza e del loro lavoro.

Oscar Badoino

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