Tensive, tra ricerca e business

“A Berkeley ho trovato altri ricercatori con piglio imprenditoriale”. Alessandro racconta Tensive, tra le tre vincitrici dell’Intel Global Challenge

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Il logo è un albero stilizzato, senza foglie o fiori ma così fitto di rami da promettere una rigogliosa fioritura. La missione, ambiziosa: fornire attraverso l’alta tecnologia una rigenerazione di tessuti umani per l’utilizzo in campo medico. Una strada lunga ma i frutti già si vedono. E nelle settimane scorse all’Intel Global Challenge a Berkeley, Tensive startup milanese, è stata fra i tre vincitori, a conferma che in Italia coniugare ricerca e business è possibile, fa capire Alessandro Tocchio, amministratore delegato di Tensive e negli ultimi anni ricercatore alla fondazione Filarete acceleratore e centro di eccellenza per la generazione di innovazione e il trasferimento tecnologico verso le PMI nei campi delle Scienze della Vita, delle Biotecnologie e della Salute.

«Il ricercatore italiano… soffre ed è per questo più disposto a rischiare. C’è più gente che ha voglia di fare impresa perché è in posizione scomoda e qui ho trovato i miei soci, ricercatori con la stessa voglia di fare impresa che avevo io», dice Alessandro, laurea in Ingegneria Fisica al Politecnico Milano, un breve periodo in un fondo di Private Equity, e dopo il contatto col capo dipartimento Fisica dell’Università di Milano, Paolo Milani, direttore del CIMAINA sezione del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, nonché professore e ricercatore sulle nanotecnologie in campo medicale, l’inizio di una collaborazione che ha poi portato al trasferimento alla Fondazione Filarete, di cui il Milani era direttore scientifico.

Tensive, spiega il giovane scienziato, sviluppa protesi vascolarizzabili per la chirurgia ricostruttiva ed estetica. Le sue protesi sono basate su materiali porosi riassorbibili fabbricati con interna di micro-canali che replicano l’architettura dei vasi sanguigni (processo brevettato). Tensive sta applicando questa tecnologia innovativa nella ricostruzione del seno e delle ossa. L’architettura brevettata induce una rapida vascolarizzazione della protesi dopo l’impianto, permettendo di ricostruire in maniera più efficace porzioni di tessuto umano di grandi dimensioni, che richiedono un quindi maggiore ossigenazione.
Arrivato al medicale per un’esperienza che riguarda la sua famiglia, di cui preferisce non parlare, Alessandro ricorda che questo progetto di ricostruzione di tessuti, già pluripremiato, è stato presentato l’anno scorso alla Singularity University istituzione californiana in cui educazione e impresa si coniugano alla sfida ai grandi problemi dell’umanità. «Essere a contatto con persone straordinarie che ti ispirano, che ce l’hanno fatta, entrare nell’ecosistema di Silicon Valley mi ha cambiato profondamente», dice Alessandro, che la culla mondiale dell’innovazione l’aveva esplorata l’anno prima, partecipando al Silicon Valley Study Tour 2011, organizzato da La Storia nel Futuro di Paolo Marenco, che ne è stato l’ideatore.

Alla finale 2012 Alessandro ha partecipato grazie all’invito di David Orban, imprenditore visionario, advisor e membro di Singularity.
«Sul medicale a Silicon Valley c’è molto più di quanto ci si aspetta. A Filarete ho poi trovato chi ha finanziato la ricerca e permesso di continuare e sbagliare. Non posso dire che in Italia non si possa fare, né che non ci siano finanziatori. Noi ne siamo la prova. Forse sono troppo ottimista, ma vorrei restare a sviluppare il progetto qui in Italia, anche per dare un esempio positivo», dice ancora Alessandro.
Arrivata a Berkeley grazie a un ripescaggio dall’Intel Business Challenge Europe Tensive poi è riuscita ad entrare fra i vincitori a livello globale. «Secondo me, l’aspetto che ha colpito maggiormente i giudici è stato l’argomento del progetto, cioè la rigenerazione dei tessuti umani, e il fatto che provenisse da una lunga attività di ricerca, supportata da advisor di eccellenza. Ha contribuito sicuramente la valutazione dell’impatto della nostra tecnologia nel campo della chirurgia ricostruttiva ed estetica, che attualmente é caratterizzato da procedure dolorose e non definitive. Credo sia stato apprezzato anche il piano di business ben articolato e la capacità di comunicare il progetto in modo chiaro e pulito», spiega Alessandro.

«Sono premi ma la realtà è altra cosa. C’è tanta strada da fare. Siamo nel pieno dello sviluppo: per trasformare la scienza in un prodotto, per arrivare a venderlo, tutto deve andare sempre bene, si devono avere altissimi standard e questo è lo sforzo che ci attende. Ad essere ottimisti, saremo sul mercato fra 5 o 6 anni».

Il team di Tensive é composto da specialisti multidisciplinari. Con Alessandro Tocchio (CEO): ingegnere fisico, ora dottorando in Medical Nanotechnology alla European School of Molecular Medicine e Università degli Studi di Milano, Federico Martello, (COO, dottorato in chimica industriale, 10 anni di esperienza in chimica dei biomateriali, ora ricercatore e Vice-Responsabile della piattaforma Biomateriali Avanzati presso Fondazione Filarete), Margherita Tamplenizza (Regulatory Affairs Director, Dottorato in Fisiologia Molecolare e Cellulare, ricercatrice presso Fondazione Filarete e specializzanda nel master “Produzione di Prodotti Medicinali per Terapie Avanzate” presso l’università di Granada in Spagna), Irini Gerges (R&D Director, Dottorato in Biomateriali, ricercatrice presso Fondazione Filarete).

Negli anni, ognuno di loro, spiega Alessandro, ha cercato di specializzarsi autonomamente in un’area della società che era necessario coprire con competenze interne.
L’idea é nata 4 anni fa all’interno dei laboratori di Fondazione Filarete, proprio all’inizio del percorso di dottorato di Alessandro, ed è stata perfezionata gradualmente grazie al lavoro di squadra con il team e la supervisione del professor Milani e della professoressa Cristina Lenardi.

Oggi Tensive e impegnata su due fronti. Da un lato lo sviluppo prodotto grazie alla collaborazione con Fondazione Filarete e l’Università degli Studi di Milano. Dall’altro lato, ricerca dei fondi necessari per completare la validazione pre-clinica e iniziare i trial clinici. Questo è un percorso necessario per ottenere l’approvazione alla commercializzazione. In parallelo, si sta costruendo un network di gruppi di
ricerca, chirurghi plastici e ortopedici.
«Il progetto é migliorato giorno dopo giorno, superando i numerosi fallimenti che caratterizzano tipicamente lo sviluppo tecnologico. Sappiamo che c’è ancora tanta strada da fare, ma lo spirito di gruppo, con cui abbiamo affrontato le difficoltà incontrate in questi anni, ci dà una grande forza e fiducia per il futuro del nostro progetto”.

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