David primo, re dEuropa: Chiedimi se sono felice

“Dietro ogni montagna, ce n’è una più alta” David Tacconi racconta la sua CoRehab, vincitrice degli EIT Awards. Next step? 100 pezzi venduti e 15 distributors

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 Sono giorni belli per chi si occupa di Startup in Italia. Giorni vivi. Giorni di storie nuove, di successi che ti schiudono scenari insospettati. Oggi un giovane amico napoletano, Fabrizio Perrone, ha ottenuto 180k di seed funding per la sua Buzzoole, un prodotto che ho visto crescere mese dopo mese. E un’ora dopo una startup italiana che non conoscevo, CoRehab, ha vinto a Budapest una importante competizione europea. Mentre tornavo in treno da Milano a Roma ho chattato con il fondatore, David Tacconi, che mi ha raccontato la sua storia trasmettendomi, nonostante la freddezza del mezzo, tutta la sua passione. Ve la trascrivo così come è avvenuta con le abbreviazioni e il gergo tipiche delle chat.

“Ciao Riccardo! Piacere di conoscerti”

Congrats! Dove sei? Io su un treno…

“Bhe grazie… Come faccio a dirti la mia storia? Io sto a Budapest”

Se vuoi continuiamo qui in chat…. Partiamo dalla fine. Cosa hai vinto?

“Gli EIT Awards. Cioè una gara tra startup europee nel settore ICT”

Si si, lo so sono importanti? In che consiste il premio?

“Mi danno disponibilità economica e di supporto in mentorship per incontrare chi voglio e andare dove voglio to increase my business in Europe.  Non potevano dare soldi cash quindi hanno trovato questa forma”

Tu perché hai partecipato proprio a quella competizione li?

“Guarda abbiamo un business internazionale sin dalla nascita e mi sembra una ottima opportunità per allargarsi in Europa con un buon supporto”

Facciamo un passo indietro. Età, città natale, formazione (mi pare ricercatore e sviluppato software no?)

“34 anni fiorentino. Background ingegnere tlc e phd + un esperienza negli States + Telecom + una startup come cto

poi mi son buttato…”

Tanta roba

“Non so… mi è servito di sicuro tutto”

Perché ti sei buttato? Innamorato dell’idea? Voglia di metterti in proprio?

“Ho avuto un’idea che è partita da una mia brutta esperienza. Volevo giocare a calcio ma non facevo che infortunarmi, il classico giocatore di cristallo, quindi tanta rehab e ho visto come si poteva migliorare”

Capisco, me too

“Ah ah, davvero?”

Ho il fisico da poeta, dicono a casa mia

“Ah ah, questa non me l’hanno mai detta, bella però… e insomma da buon ingegnere ho pensato a come la tecnologia poteva aiutarmi e quindi è nata l’idea di CoRehab: 2 anni fa circa, poi un anno per mettere insieme i fondi necessari a partire e quando è stato il momento siam partiti. Dal 1 ottobre 2012, anzi siamo arrivati in fiera il 24 settembre con tutta la nostra linea di prodotti”

Qual è l’idea di fondo, l’innovazione del progetto?

Riablo è il prodotto e funziona come un moltiplicatore di tempo per i fisioterapisti e uno strumento di controllo e motivazione per i pazienti

3 steps:

1. il fisio ha una webapp e prepara gli esercizi scegliendoli tra oltre 50 e mettendo i parametri giusti per il paziente

2. il paziente indossa dei sensori inerziali e usa una pedana di pressione e gioca a dei videogames

che lo “inducono” a fare gli esercizi bene, cioè come ha deciso il fisio

3. il fisio vede i risultati “report dettagliati” sulla webapp

quindi i pazienti non possono più far finta di aver fatto gli esercizi” e al tempo stesso fanno sempre quello che il fisioterapista ha deciso per loro

Posso dirlo? Figata!

“Bhe pare che lo sia”

Costa tanto?

“Il prodotto è bello, usabile e divertente: ed è medicale”

Vuol dire che non è per il pubblico, che ha un costo da struttura sanitaria?

“Da 3000 a 11000 euro. Lo vendiamo ai centri di fisioterapia per usarlo lì  ma poi abbiamo confezionato delle valigette che il paziente può noleggiare e portare a casa per continuare la terapia a casa seguito da remoto in modo asincrono… Cmq il prodotto piace: abbiamo già una 15na di ordini worldwide e una decina di distributor worldwide di cui uno (US) nostro socio finanziatore. Certo:  non funziona senza fisioterapista. E’ un prodotto di nicchia come si suol dire”

Complimenti! Parlavi dei finanziatori. Con quali soldi siete partiti e chi vi ha sostenuti strada facendo?

”Allora, io ho messo i miei soldi poi avevo trovato un finanziamento pubblico Provincia di Trento: 450K. Dietro a questo altri 550K€ tra partner privati (veri imprenditori che mi aiutano tutti i giorni). E un investitore finanziario trentino. Abbiamo assunto 5 persone e ci siamo io e Roberto Tomasi (CTO) che è anche il mio co-founder”

450k provincia di Trento con Trento Rise?

“No no, ricerca industriale: fai il progetto e il business plan e te lo valutano e se vale la pena finanziano. Niente di regalato ti assicuro, una bella pena avere quei soldi però bacia manina…”

1mln di euro quindi. Però per una cosa così importante e scalabile ora ti serve un vero round?

“Prob si, però voglio creare un pò di traction prima così ci vendiamo meglio”

Bravo! Next step?

“In sales term vendere i primi 100 pezzi e trovare i primi 15 distributor tempo un anno. Tecnicamente integriamo nuovi sensori e ci estendiamo a altre patologie”

Pensi di restare in Italia?

“Bhe si come headquarter sì, poi abbiamo due uffici. Austria (mercato tedesco e altre opportunità) e Us per quello che ti dicevo prima”

Ultima: sei felice?

“Se sono felice? Bhe moltissimo, la mia idea è diventata un prodotto, ci premiano ce lo comprano… Si sono felice! però so anche che come si impara in Trentino dietro ogni montagna ce n’è sempre una più alta, per cui non è ammesso rilassarsi!”

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