Colpo da 400 mln $ a Wall Street. Clovis compra la Eos di Spinelli

Così uno scienziato e startupper seriale, che ha inventato un promettente farmaco antitumorale, ora festeggia la (forse) più grande exit della storia delle startup italiane

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E’ forse il piu’ importante deal su una startup biotech mai realizzato in Italia. E’ tecnicamente un affare del valore globale di oltre 400 milioni di dollari, una somma che lo fa entrare direttamente nella top ten europea o giù di lì. Ed è insomma il chiaro segnale di un’Italia che, se scommette sulla innovazione, è ancora “alive and kicking”. I fatti. Ieri poco dopo le 22 ora italiana, e quindi quando le contrattazoni alla Borsa di Wall Street erano appena terminate, è stata annunciata l’acquisizione di EOS da parte di Clovis. Il comunicato è stato pubblicato prima sul sito del Nasdaq e poi su Business Wire, Yahoo! Finance e in un attimo ha fatto il giro del mondo. Clovis ha comprato EOS per mettere le mani sul Lucitanib, un promettentissimo farmaco antitumorale: questa la sintesi dei giornalisti americani. Quello che negli Usa non sanno è l’impresa che c’è dietro questo affare.

La EOS sta per Ethical Oncology Science, un acronimo che stupisce perché presuppone che ci sia anche una scienza dei tumori non etica. E’ una startup italiana, con sede a Milano, in via Monte di Pietà 1/a. E’ stata fondata nel giugno del 2006 da Silvano Spinelli, Gabriella Camboni, Ennio Cavalletti e il francese Jacques Terrillat. Sono un team ma il personaggio chiave è il presidente e CEO Silvano Spinelli, uno strano ibrido di scienziato e startupper seriale.

Su un sito italiano di biotecnologia si può leggere questa sua biografia che si ferma però alla prima parte della sua vita.

E’ uno dei più interessanti esempi italiani di ricercatore capace di farsi imprenditore, di trasformare una farmaceutica tradizionale in una biotecnologica, di passare dai tavoli di laboratorio alla direzione di una azienda, e di farla quotare alla Borsa Italiana. Una figura diffusa negli Stati Uniti ma ancora abbastanza rara nel nostro paese.

Silvano Spinelli, una laurea in chimica organica e una lunga esperienza come responsabile di gruppi di ricerca avanzata nel campo dello sviluppo di farmaci chemioterapici antitumorali inizia nel 1997 l’avventura che lo ha portato ad essere amministratore delegato di Novuspharma, società quotata in borsa il 9 novembre 2000. Una società di ricerca specializzata dapprima nello sviluppo di farmaci chemioterapici dai ridotti effetti collaterali e dal 2000 proiettata nella ricerca di farmaci antitumorali biotecnologici di tipo anti-angiogenesi.

La vicenda dalla quale prende le mosse la sua storia incomincia nella vicina Svizzera con una acquisizione da parte di un colosso della farmaceutica tradizionale, Hoffmann La-Roche di un altro gigante farmaceutico: Boehringer Mannheim.

Nell’acquisizione Roche si ritrova in dote tra altri gioielli anche il centro di ricerca e sviluppo italiano di Boehring Mannheim, attivo a Monza (Milano) sin dagli anni ’80, e specializzatosi man mano sino a diventare il punto di riferimento per le attività di ricerca oncologica dell’intero Gruppo Boehring.

Nel 1997 direttore del centro è da due anni Silvano Spinelli che lavora in Boehring Mannheim Italia dal 1980, entratovi dapprima come chimico farmaceutico per andare a ricoprirvi diversi incarichi sino al coordinamento dei laboratori di ricerca di base dal 1986 al 1995 e in fine alla direzione del centro di Monza.

Come succede in molte acquisizioni industriali, per cercare di alleggerire gli oneri finanziari dell’acquisizione in seguito alla stessa Roche decide di recuperare un po’ di liquidità andando a vendere qualche gioiello della acquisita Boehring Mannheim.

Uomo giusto al momento giusto e nel posto giusto Silvano Spinelli insieme al altri quattro managers del centro ricerche di Monza nel maggio 1977 propone a Roche di fare del centro una realtà “biotech” a se stante, con l’obbiettivo di mantenere in Italia e gestire in autonomia il patrimonio di brevetti competenze e farmaci chemioterapici antitumorali sviluppati e in fase di sviluppo.

Roche si dimostra interessata a non disperdere le conoscenze e l’expertise di uno dei centri di ricerca più produttivi che si era trovata in portafoglio dopo l’acquisizione di Boehring Mannheim, e a mantenersi legata ad esso con opzioni sui prodotti in via di sviluppo pur cedendone il controllo e portando a casa liquidità.

Il centro ricerche diviene così una nuova realtà di nome Novuspharma, che nel ’98 vede ancora Roche come azionista unico.

Nel settembre ’99 Roche cede il 99,97 % di Novuspharma a Novuspharma Invest N.V., una società di diritto olandese partecipata dai fondi di venture capital 3i Group plc, Sofinnova SA e Atlas Venture Fund IV L.P.. Silvano Spinelli, uno dei cinque managers “fondatori” e attuale amministratore delegato di Novuspharma, acquista contemporaneamente il restante 0,03 % della società. Agli altri managers della società e ai suoi ricercatori più importanti (sul totale dei 54 dipendenti che conta oggi) verranno in seguito destinate quote delle azioni della stessa.

Grazie a Roche, principale cliente, e ad una rete di altri accordi commericiali, Novuspharma si configura a quel punto come un laboratorio, specializzato nel settore oncologico, avente per obiettivo scoprire, sviluppare e quindi concedere in licenza i suoi prodotti alle grandi case farmaceutiche tradizionali.

Iniziato quando ancora era Centro Ricerche Boehring Mannheim, continua in Novuspharma lo sviluppo di quattro molecole candidate a diventare altrettanti farmaci chemioterapici per la lotta ai tumori, connotati dalla caratteristica di avere una bassa tossicità cardiaca (effetti collaterali ridotti) rispetto ad altri agenti chemioterapici antitumorali.

Allo sviluppo di questi agenti citotossici, attualmente quasi tutti nella seconda delle tre fasi di sperimentazione cui devono essere sottoposti i farmaci per venire riconosciuti come efficaci e ricevere le approvazioni all’immissione sul mercato, Novuspharma ha poi recentemente affiancato mediante un accordo con la britannica Prolifix un nuovo progetto di ricerca più marcatamente biotecnologico per lo sviluppo di farmaci anti-angiogenesi, capaci cioè di impedire al tumore di “ordinare” al corpo che lo ospita di costruirgli dei vasi sanguinei che lo alimentino permettendogli di crescere.

Un modo per “prendere i tumori” per fame impedendogli gli approvvigionamenti di sangue apportatore di nutrimento e ossigeno.

Nata come laboratorio di una grossa azienda della chimica farmaceutica tradizionale per lo sviluppo di farmaci citotossici chemioterapici dai ridotti effetti collaterali e ben piazzata per portare nel 2003/2004 i primi di essi sul mercato, Novuspharma si è così aperta la strada per divenire una azienda biotecnologica a tutti gli effetti.

I farmaci citotossici, che perseguono cioè la via del cercare di avvelenare il tumore senza intossicare eccessivamente l’organismo, rappresentano tutt’ora la quota più consistente del mercato dei farmaci oncologici, e in questo senso con Novuspharma l’Italia dispone in campo oncologico di una azienda impegnata nelle fasi avanzate dello sviluppo di prodotti della chimica farmaceutica tradizionale, come i citotossici, dalla fattibilità clinica verificata, ma anche orientata verso le nuove frontiere della lotta biotecnologia ai tumori, in cui lo sviluppo di farmaci come ad esempio gli anti-angiogenesi si prospetta con difficoltà di sviluppo maggiori ma di notevole potenzialità economica.

Da un altro sito si apprende che nel 2004 la Novuspharma si fonde con la Cell Therapeutics, una società biotech nel listino del Nasdaq. E Silvano Spinelli si rimette in moto, fondando la EOS. I primi soldi per partire vengono investiti direttamente dai fondatori e da Sofinnova Partners, un VC francese, con sede a Parigi, specializzato in investimenti eary stage e spinoff universitari nel settore scientifico (attualmente gestisce un portafoglio con oltre 1 miliardo di euro di assets).

L’idea iniziale è ben descritta qui: EOS believes that the main bottleneck preventing the efficient conversion of cancer discovery into better medicine is the translational research gap. Research on innovative drugs requires smart selection of projects that should be developed with rigour and discipline, and should reach the late stage of clinical development only if they stand a realistic chance of substantial benefit to patients. Because of the continuing advances in cancer research the current paradigm built around straightforward, response-based general criteria should shift to a more sophisticated process centred on target specific and significant preclinical models integrated into clinical development. This latter should be founded on a careful definition of the target patient population and based on early predictors of clinical benefit. EOS is particularly well equipped to address this challenge, in that it can provide development competences, including clinical expertise, already built into the very early phases.

Nel 2009 arrivano a sostegno capitali italiani. Investe Principia con il fondo Principia I e con i fondi per l’innovazione del MISE (misura 388): in totale parliamo di poco meno di 3 milioni di euro che fino a ieri valevano una partecipazione dell’8,7 per cento.

Già nel 2010 i primi successi. L’azienda riesce a sviluppare uno di quei nuovi prodotti che “affamano” i tumori, facendogli mancare il sangue. EOS, infatti, ha all’attivo un inibitore orale selettivo dei recettori per Vascular Endothelial Growth Factor e Fibroblast Growth Factor. Il nome del prodotto e’ Lucitanib e contrastando la formazione dei nuovi vasi sanguigni essenziali per l’accrescimento dei tumori, specialmente nell’ambito dei tumori al seno, ne blocca lo sviluppo e “isolandolo” consente di curarlo.

Il farmaco è subito un successo. Nel 2012 la società conclude un accordo di licensing con la big pharma francese “Les Laboratoires Servier” per la diffusione commerciale del prodotto ad eccezione di USA, Giappone e Cina, incassando oltre 40 milioni di Euro solo a titolo di anticipazione ed esclusiva all’utilizzo del prodotto.

E ieri la notizia della acquisizione da parte di Clovis. Un affare non inatteso ma clamoroso per le dimensioni economico finanziarie. Ecco i termini descritti nel comunicato di ieri.

Under the terms of the deal, Clovis is acquiring EOS for an up-front payment of $200 million, which includes $190 million in Clovis common stock (3,713,731 shares) and $10 million in cash. Clovis will pay an additional $65 million in cash upon the initial approval of lucitanib by the U.S. Food and Drug Association (FDA). Pursuant to the license agreement with Servier, Clovis is entitled to receive up to €350 million (approximately $470 million) upon the achievement of development and commercial milestones, as well as royalties on sales of lucitanib in the Servier territories. Clovis will also pay the EOS shareholders up to an additional €115 million in cash (approximately $155 million) upon the receipt by Clovis of certain of the milestone payments pursuant to the Servier license agreement.

Clovis and Servier will collaborate on the development of lucitanib pursuant to a mutually-agreed upon global development plan. Servier is responsible for the initial €80 million (approximately $108 million) of costs under the global development plan and costs above €80 million will be shared equally between the companies.

Clovis intends to host an R&D Day and webcast for institutional investors and analysts to detail its clinical development programs for CO-1686, lucitanib and rucaparib next January in New York City.

Si tratta di un grande successo personale dei fondatori di EOS, di un poderoso incoraggiamento al nascente ecosistema delle startup italiane, e di una lezione per i venture capital. Tra i vincitori della giornata di ieri infatti c’è anche Principia, uno dei più longevi operatori nostrani, che ha dimostrato sul campo che la specializzazione paga, anche fra i VC.

Servirà tempo per metabolizzare e approfondire la notizia, intanto oggi brindiamo.

A questo link le slide del prodotto inventato da EOS

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