Noi, alla conquista di Copenaghen. La storia di Orange Fiber

Orange Fiber ha rappresentato l’Italia al Campionato Mondiale delle Industrie Creative. Ma non solo, l’ha anche fatta vincere! Enrica ed Adriana ci raccontano come hanno fatto

CBC_Premiazione_Giuria

Giunta alla sua seconda edizione e già tra i leading events della Global Entrepreneurship Week, la Creative Business Cup è una tre giorni di competizioni dedicate alle startup più promettenti a livello mondiale nelle industrie creative che quest’anno si è tenuta dal 18 al 21 novembre a Copenhagen.

I finalisti, rappresentanti più di 40 paesi, dall’Austria all’Arabia Saudita si sono contesi il titolo di migliore azienda creativa al mondo. Ogni paese in gara infatti, dopo aver organizzato una competizione nazionale, ha selezionato la migliore idea imprenditoriale e l’ha accompagnata a concorrere nella finale mondiale.

La nostra avventura è iniziata a metà luglio, quando nel cuore dell’estate catanese e all’inizio dell’accelerazione Working Capital vinta conquistando la menzione speciale, abbiamo ricevuto la tanto attesa comunicazione. Per chi “fa” lo startupper, la trafila è nota: inviare business concept a mezz’ora dalla deadline, incrociare le dita ed aspettare. E questa volta l’attesa ci aveva portato una buona notizia: avevamo vinto avremmo rappresentato l’Italia! A seguire, quattro intensissimi mesi di vita da startupper che si destreggia tra bandi, srl innovative, banche diffidenti, investitori entusiasti e difficoltà di spiegare ai propri nonni che lavoro si fa. Quando siamo salite sull’aereo, il 17 pomeriggio, non avremmo mai immaginato che il nostro duro lavoro autoprodotto e autofinanziato ci avrebbe portate così lontane, ma andiamo con ordine…

Arrivate a Copenaghen, prendiamo possesso della stanza d’hotel, pianifichiamo le cose da vedere assolutamente la mattina successiva prima dell’inizio della Creative Business Cup e dopo una birra di Natale, cediamo al sonno. La mattina inizia fissando appuntamenti con una blogger, con un advisor specializzato in international business e con una designer di tessuti, tutti a conoscenza del nostro arrivo e affascinati dal progetto. E’ già chiaro che per oggi, la Sirenetta dovrà aspettare. Incontriamo tutti e, senza sosta, ci rechiamo all’evento di inaugurazione che si è tenuto all’antica sede della Borsa di Copenhagen. Delegazioni da tutto il mondo, birra a volontà (la Carlsberg era sponsor ufficiale n.d.a.) e bandierine sventolanti. Mentre la giuria sale sul palco, tra i curiosi che si avvicinano al nostro tavolino con la scritta “Italy” per scambiare due chiacchiere, scopriamo che è venuto a trovarci l’Ambasciatore d’Italia e ci sentiamo lusingate. Imprenditori, startup di successo, designer e ministri con meno di 40 anni si alternano sul palco per presentarsi e caricarci di energia. Il resto della serata è dedicato al networking. Stanche e felici, in una città già in piena atmosfera natalizia, torniamo in hotel per un ripassino: il 19 è la prima giornata di gara, 8 ore dedicate a pitch, workshop, e presentazione alla giuria dei progetti, per selezionare i 16 che avranno accesso alla cerimonia finale del 20.

Sveglia alle 7, apertura delle porte alle 9, nessun espresso a portata di mano, inizia una giornata serratissima che si conclude con un workshop Deloitte sulla catena del valore di una startup e sulle possibilità di sviluppo. L’energia è fantastica, tra startupper si scambiano consigli, complimenti, possibilità di collaborazioni e con i National Host si creano contatti per future internazionalizzazioni. Corriamo in hotel per cambiarci per la cena di Gala organizzata al Grilleriet un ristorante bbq fai da te capace di ospitare più di 80 cuochi contemporaneamente! Siamo al tavolo con la squadra finlandese, uno degli organizzatori e l’attaché agli affari commerciali dell’Ambasciata italiana. Ottima compagnia, ottima cena, ottimo vino e ancora una volta grande energia tra i commensali. Per facilitare lo scambio di idee, a metà cena tutti quelli che sono nati in una data dispari cambiano posto. Dopo il dolce i più stoici – tra cui noi – si fermano per una birra e per continuare con il networking. E’ così che diventiamo amiche con i responsabili dell’acceleratore d’impresa del Lussemburgo, che ci invitano a presentare il progetto da loro al più presto.
Sempre più felici ma tese come corde di violino per l’annuncio dei semifinalisti del giorno seguente, torniamo in hotel con Rasmus, la mente della Creative Business Cup – World Award che ci racconta di essere in piedi dalle 5, perché alle 6.30 ha fatto un’intervista radio in cui gli hanno espressamente chiesto di parlare di noi, di Teddy the Bear dalla Croazia e dei Robot modulari Kinetics. Sorprese, lo ringraziamo e crolliamo.

La sveglia, cattiva tanto quanto il caffè americano della colazione e il vento gelido fuori dall’hotel, ci riporta alla competizione. Prima di uscire, facciamo più cambi abito della Clerici e di Renato Zero, ma alla fine lasciamo le paillette per il prossimo Sanremo e ci dirigiamo alla sede della Danish Industry.
Arrivate, presentano la giuria che avevamo già incontrato divisi per gruppi il giorno prima per le selezioni: guru del business come Harri Koponen, CEO di NPTV e già COO di Rovio International, a compagnia che ha lanciato Angry Birds ma anche Kåre Wanscher di Michael Learns To Rock, Thom Ruhe, Vice Presidente della Kauffmann Foundation US, Dhakshinamoorthy “Dash” Balakrishnan, Venture Catalyst e fondatore di StartupMalaysia.org e Ana Carla Fonseca, Imprenditrice e fondatrice di Garimpo de Soluções dal Brasile. Chi ha passato il turno verrà giudicato in plenaria dopo un pitch da 3 minuti e i 5 finalisti presenteranno ad una platea di oltre 300 persone e a Sua Eccellenza il Principe Joachin.
La suspance, malamente dissimulata, è alle stelle. Io ho finito le unghie e mi rosicchio i gomiti, Adriana allerta tutti gli amici via facebook. I giurati iniziano a pescare i nomi dei semifinalisti da un contenitore al centro del palco. Ogni nominato è una chance in meno per noi. Fino a quando non dicono “Italy – Orange Fiber”… scattiamo in piedi e urliamo come ad un goal ai Mondiali! Neanche il tempo di festeggiare che iniziano i pitch, molto più agguerriti del giorno precedente.

I finalisti verranno annunciati subito dopo pranzo, e nel frattempo ci perdiamo in chiacchiere con i ragazzi del catering, tutti italiani. In tempo per il caffè ci raggiunge il Consigliere d’Ambasciata, che viene immediatamente trascinato nel mood “ansia da competizione”.
La giuria torna sul palco per annunciare – in ordine sparso – le 5 startup finaliste, ovvero le 5 più promettenti imprese creative del mondo. La prima ad essere nominata è la nostra, Orange Fiber! Saltiamo sulla sedia come 2 matte e incrociamo gli sguardi orgogliosi del Consigliere e quelli curiosi del pubblico che ha riempito la sala per le presentazioni e la premiazione finale, alla presenza del Principe.
Nuovo round di pitch, ognuno di noi tira fuori un’energia nuova e si vende al suo meglio. Il primo posto se lo è aggiudicato Teddy the Bear dalla Croazia, l’orsacchiotto di peluche altamente tecnologico che permette di monitorare lo stato di salute dei bambini grazie a sofisticati sensori al suo interno. Il secondo posto è andato alla Germania con Kinematics, una startup tedesca per la creazione di robot modulari. Noi siamo lì, con il nostro tessuto sostenibile e vitaminico da scarti e i sottoprodotti dell’industria agrumicola. Insieme a noi sul podio l’Arabia Saudita con Yatooq, un dispositivo per la preparazione dell’elaboratissimo caffè arabo in pochi minuti e la Danimarca con Cinema dell’Arte, una tecnologia che permette l’interazione in tempo reale con animazioni 3D.

Inutile dire che alla fine non abbiamo visto nè la Sirenetta nè Christiania, ma lasciamo Copenaghen con qualcosa di molto più unico e irripetibile: aver partecipato ad una competizione amichevole tra giovani motivati a realizzare i propri sogni e le loro idee, perseguendo un’idea di business che sia prima di tutto a servizio del loro paese e di chi lo abita, e che possa in definitiva cambiare il mondo in meglio.
Perché come ha detto Thom Ruhe, Vice Presidente della Kauffmann Foundation, «starting a business is no longer about becoming rich, but it is about making a difference in our world». E questo è quello che cerchiamo di fare noi, nel nostro piccolo, ogni giorno, sognando di poter trasformare uno scarto in un prodotto ad alto valore aggiunto che risollevi il comparto tessile e quello agrumicolo a partire dal nostro paese in nome della sostenibilità.

Adriana Santanocito

Enrica Arena

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