Come si può cambiare? Wearable: migliore idea per il futuro

“Volevo fare l’ingegnere della Ferrari. E c’ero riuscito. Poi mi sono chiesto, come posso cambiare le cose?” Basilio Lenzo vince il Premio Marzotto

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Partiamo dalla fine dell’intervista: ho chiesto a Basilio Lenzo, co-fondatore della startup vincitrice del Premio Marzotto, cosa sognasse di fare da piccolo. Mi ha risposto: “L’ingegnere della Ferrari“. Fin qui niente di particolare, la metà dei ragazzini con il pallino per le auto immagina un futuro del genere. Quello che mi ha colpito è quello che ha detto dopo: “Il bello è che c’ero riuscito. Ho fatto la tesi da loro, era il 2010 ed era appena arrivato Alonso. Era tutto molto stimolante: si era aperta una strada che mi avrebbe permesso di continuare a lavorare lì. Invece ho capito che è bello realizzare un sogno, ma è anche bello fare qualcosa in più, provarci. La ricerca universitaria ti dà questa possibilità. Hai un’idea e ti puoi ritagliare del tempo per lavorarci sopra. Ti chiedi cosa c’è già in giro e cosa potresti fare di più. Come potresti cambiare le cose”.

Ecco Wearable Robotics, questo il nome scelto per la società costituenda, è nata così. E ha appena convinto la giura della Fondazione Marzotto che si tratta della migliore idea per il futuro. Basilio, 27 anni, condivide l’avventura con Alessandro Filippeschi, altro giovane ingegnere, e Fabio Salsedo, ingegnere meccanico anche lui con qualche anno in più di esperienza, di candeline l’ultima volta ne ha spente 52. Proprio il ruolo di Salsedo, racconta Basilio, è cruciale: “Lavora da 22 anni nel settore della robotica, ha co-fondato il laboratorio di robotica Percro della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, di cui noi siamo uno spin off, e uno dei suoi progetti è anche stato finanziato dal ministero della Difesa nel 2001. Si tratta di un esoscheletro attualmente in fase di ingegnerizzazione”. E anche voi fate esoscheletri? “Non solo, noi ci occupiamo delle tecniche di assemblamento e di automazione degli esoscheletri”. Cioè? “Il nostro primo brevetto che ha passato una procedura internazionale, è stato accettato dall’ufficio europeo senza riserva, è relativo a un sistema che permette di azionare un esoscheletro con un dispendio energetico minimo”. A differenza delle normali strutture azionate da motori elettrici posti, facciamo l’esempio del braccio, nella zona del gomito o della spalla, quella della startup di Basilio utilizza delle molle che richiedono un intervento elettrico solo nel momento in cui cambia il carico. Se, quindi, l’esoscheletro deve tenere in mano una scatola può farlo a lungo senza bisogno di un motore di supporto. Questa soluzione sarà pronta tra un anno e mezzo, due. Mentre quasi pronti per il mercato sono un braccio robotico per la riabilitazione e un esoscheletro con un sistema innovativo di cinematica che in questo momento viene utilizzato all’École Polytechnique Fédérale de Lausanne. “Utilizzeremo i 250mila euro del premio per portare a termine la produzione e il lancio di questi prodotti”, spiega Basilio.

E’ un settore molto specifico, come mai vi siete concentrati su questo: “Il campo robotico ha bisogno di una nuova tipologia di attuatori, quelli che ci sono hanno molti limiti. C’è voluto un po’ per tirare fuori l’idea del brevetto accettato dall’ufficio europeo, un anno per la precisione. Ci vuole tempo per analizzare quello che già esiste e per capire in che modo creare qualcosa di veramente innovativo”. E, “sì, preferisco di gran lunga questo alla Ferrari”.

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