A Working Capital è già Carnovale

Passaggio di consegne alla sede romana di Working Capital: Fabio Lalli passa il timone dell’acceleratore a Gianmarco Carnovale. Abbattere i muri sarà uno dei primi provvedimenti: “Deve essere un posto per vivere, non un posto dove lavorare”

Working Capital

Romano, classe 1972, innovatore, imprenditore, startupper, mentor, appassionato di politica, formatosi tra la Capitale e gli States, appassionato di tecnologia (e di buona cucina), co-fondatore di Roma Startup, associazione che raccoglie i membri degli acceleratori per fare del territorio romano un grande hub. E romanista. Gianmarco Carnovale sarà la nuova guida di Working Capital Roma, l’acceleratore di Telecom Italia in via Santa Maria in via 6. Mercoledì l’annuncio ufficiale. «Mentor Co, la società che guido, ha assunto la gestione di Wcap Accelerator Rome in partnership con Telecom Italia. A gestire spazio di coworking e programma di accelerazione ci saremo io, Guido Giordano e Claudia Pernici, con il supporto di Edoardo Vallebella. Buona fortuna a tutti noi, e veniteci a trovare quando volete» ha scritto sul suo profilo Facebook. A passargli la staffetta Fabio Lalli, fondatore e presidente di Indigeni Digitali e ceo at Iquii, che ha condotto in porto il primo anno dell’acceleratore e che in questi giorni, dal suo nuovo loft di Corso Trieste («è un posto bellissimo» dice con entusiasmo), è già partito per una nuova avventura: community, looking forward, wearable technology le parole d’ordine con cui guida Iquii, la sua squadra. Anzi, una parola d’ordine: PO.T. ovvero positive thinking.

CHI ARRIVA In via Santa Maria in via 6, in pieno Centro, a due passi dai palazzi del potere, Gianmarco Carnovale si conferma “expert of disruption” (come si legge sul suo profilo Twitter). «Distruttore? Sì, ma in senso buono» precisa. Anche di clichè. «Macché Milano, la città delle startup è Roma! Qui c’è un vero ecosistema, lì tante aziende innovative chiuse nei silos». Tanto expert da voler trasformare «Working Capital Roma in un grande open space, con pareti trasparenti. Ma credo che non me lo faranno fare. Intanto ho cambiato già la disposizione delle scrivanie». E non è solo un fatto di arredamento.

Che atmosfera si respira dalle sue parti Carnovale?
Ci sono un sacco di cose da fare, proprio tante. Ma con me ho un team giovane e in gamba.

Quando ha saputo che sarebbe stato la nuova guida di Working Capital Roma?
A metà dicembre mi hanno convocato e hanno richiesto la mia disponibilità. Ero già in corsa per il 2013. Mi sono preso qualche giorno per pensarci e poi ho raccolto la sfida. Come ho festeggiato? Con un piatto di lenticchie come tutti alla fine dell’anno.

Che cosa della sua esperienza porterà a Wcap?
Cercherò di trasformare questo luogo in un hub: un posto aperto non solo alle startup di Wcap ma agli attori dell’innovazione: che possono incontrarsi e fare networking. Cercherò anche di abbassare il grado di istituzionalità, più openess, maggiore accoglienza verso l’esterno, più informalità. Ho trovato un posto dove si lavorava, ecco voglio un posto dove si vive. Perché? Fare una startup è totalizzante.

Carnovale, i primi 100 giorni al timone.
Abbiamo già avviato la redistribuzione degli spazi e messo mano all’organizzazione di stanze, sedie e scrivanie. C’erano troppe isole e tutto era troppo compartimentato. La logica era poco da rete insomma. Il mio sogno? Buttare giù le pareti e fare un open space, la vedo difficile però. Ma non voglio porte. Sì ad un luogo con le pareti scrivibili, con le frasi motivazionali, in cui l’informalità regni e sia spinta per i contenuti.

Il primo evento che porterà la sua firma.
Stiamo preparando una call for mentors. Chiameremo un gran numero di personalità dell’imprenditoria per una giornata di approfondimento. Credo che al di fuori del mondo delle startup ci siano ottimi mentor che possano dare il loro contributo.

Una bella sfida.
Sì, in più qui a Roma, rispetto agli altri Working Capital, la posta è molto più alta.

Carnovale, come sta messo l’ecosistema romano delle startup?
E’ l’unico sistema di startup esistente in Italia al momento. Tutte le altre realtà territoriali soffrono assenza di soggetti e non possono quindi dirsi ecosistemi. A Milano c’è molteplicità di soggetti, ma non sono coordinati tra loro, non sono ecosistema, ognuno va per la sua strada

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CHI VA Non è trascorsa neanche una settimana dall’inizio dell’anno e poco pochissimo tempo dall’avvicendamento a Working Capital Roma, ma Fabio Lalli, romano classe 1977, per un anno alla guida dell’accelerator romano, non è uno che sta a guardare. Di lui già si vocifera che ha un ufficio degno di meraviglia. E non solo quello. Ecco cosa scriveva mercoledì sera alle 10. «Pot. Nasce da Positive Thinkers, concetto nel quale mi ritrovo molto. E sarà il luogo dei pensatori positivi. 4 dimensioni di partecipazione: connecting (connettersi), teaming (fare squadra), networking (fare rete) e sharing (condividere e collaborare)».

Lalli, giorni concitati…
Sì, organizzazione e riorganizzazione dell’ufficio nuovo.

Pare sia bellissimo e che sia in Corso Trieste. 
È molto elegante e bello a livello di arredo e design, ne sono rimasto subito affascinato.

Lalli, facciamo un bilancio di un anno a Working Capital?
E’ stato il primo anno di Working Capital come spazio fisico, il nostro obiettivo l’anno scorso è stato costruire in quei luoghi una vera community territoriale di incontri, persone e condivisione di esperienze. E’ andata bene perché all’interno dell’acceleratore la community si è attivata. Dal punto di vista dell’insegnamento la community porta benefici nella fase di costruzione dello stimolo e delle idee, ma anche nella fase di crescita dei progetti e in quella del rilascio.

Che cosa non ha funzionato?
Penso che in generale il turn over possa dare linfa nuova al progetto. Immagino la scelta sia questa, visto che i risultati son stati positivi a mio avviso. Adesso con questo cambiamento, noi ci focalizzeremo sul nostro core business.

Ora si aprono nuove sfide.
Dopo un anno a Wcap, come Iquii avevamo prima di tutto bisogno di un tetto. Il messaggio su cui sto spingendo è looking forward: voglio costruire uno spazio in cui le connessioni con le persone siano più fluide. Il nome dello spazio è PO.T. che sta per positive thinkers e la cosa verrà ufficializzata in questi giorni.

Chi saranno i positive thinkers?
Professionisti che vogliono mettere a fattor comune la competenza e fare sistema. In un posto che stimola la creatività.

A che state lavorando?
Iquii fa prodotti e soluzioni custom per i clienti. Adesso stiamo lavorando su progetti mobile, nuovi hardware da indossare e integrazioni con oggetti connessi ad Internet.

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