Equity crowdfunding all’italiana: 2 campagne in 6 mesi

Unicaseed e StarsUp le uniche due piattaforme riconosciute dalla Consob, Diaman Tech e Cantiere Savona le uniche due campagne lanciate. Cosa non funziona?

La macchina si è messa in moto? Sì, ma procede molto lentamente. Stiamo parlando dell’equity crowdfunding, settore che vede l’Italia nell’inedito ruolo di pioniera con l’approvazione del regolamento dello scorso luglio. All’epoca, lo ricordiamo, la Consob ha messo nero su bianco la possibilità di raccolta di fondi online per le startup concretizzando quanto stabilito dal Decreto Crescita. A differenza del crowdfunding canonico, reward è il termine tecnico (in queste slide di Chiara Spinelli ci sono tutte le definizioni precise), per proporsi come tramite fra le giovani imprese alla ricerca di fondi e gli utenti pronti a dare il proprio contributo in cambio di azioni della società bisogna ottenere l’approvazione della Consob stessa. L’alternativa è quella di fare capo a un intermediario finanziario già esistente. A sei mesi dall’approvazione del regolamento ci sono solo due piattaforme attive, una per tipo. Unicaseedessendo parte dell’impresa di investimento Unicasim, ha debuttato in dicembre con la startup Diaman Tech, attiva con soluzioni per il risparmio e alla ricerca di 147mila euro. La seconda è StarsUp, online da martedì 28 gennaio dopo aver inoltrato la richiesta di approvazione alla Consob il primo giorno utile. Sulla piattaforma nata su iniziativa dei tre commercialisti Matteo e Carlo Piras e Alessandro Scutti è attiva la campagna di Cantiere Savona, una startup sarda che sta lavorando a una linea di yatch eco-compatibili. La richiesta è di 380mila euro. Il portale svela lo spazio per altri due progetti che arriveranno nelle prossime settimane, il primo dei quali farà riferimento al settore del turismo.

Mettendo per un attimo da parte la scarsità di piattaforme disponibili, si possono già fare alcune considerazioni. Partendo da Unicaseed: mentre scriviamo la campagna di Diaman Tech, che durerà fino al 31 marzo, è arrivata dopo due mesi al 18,92% di quanto richiesto. «Una cifra contenuta, anche se bisogna considerare che nell’equity crowdfunding non è detto che il successo dipenda dalla fiammata iniziale, come spesso accade per il reward» commenta Ivana Pais, responsabile del comitato dell’Italian Crowdfunding Network. La prima caratteristica della piattaforma che balza all’occhio però è un’altra: per vedere i progetti, o meglio l’unico al momento attivo, bisogna registrarsi. Non ci si perdono più di due minuti, ma è un particolare che la dice lunga sul target a cui Unicaseed si rivolge. Più che incoraggiare la Rete a utilizzare questo nuovo strumento il portale sembra intenzionato a dare una modalità alternativa di investimento a chi ha già dimestichezza con il settore. Per stessa ammissione di Matteo Piras, è invece StarsUp (ed eventuali siti analoghi in gestazione) a volersi proporre come un negozio online degli investimenti. Viene effettivamente data la possibilità di navigare in tutto il sito senza doversi registrare e, nel caso in cui si voglia procedere con un investimento, la pratica di inserimento dei propri dati e di accettazione di tutte le clausole è abbastanza rapida. Il problema sorge se si vuole mettere mano al portafoglio per più di 500 euro: regolamento vuole che ci si rivolga alla banca. Il problema, per fortuna in via di risoluzione, è il vincolo alla banca con cui lavora StarsUp, non per colpa dell’intermediario livornese ma per questioni tecniche fra i vari istituti di credito. Se Cantiere Savona ti convince a tal punto da volerci mettere 2mila euro al momento devi per forza di cose aprire un conto in Banco Popolare. Un deterrente non da poco.

Tornando alle piattaforme disponibili, la buona notizia è che Consob ha fatto sapere di essere in procinto di approvarne un’altra. Quella cattiva è che, come ci conferma Ivana Pais, molte delle realtà intenzionate a richiedere l’abilitazione sono rimaste impantanate nelle lungaggini burocratiche e hanno rinunciato. Questo aspetto non si può trascurare: per non diventare un freccia spuntata, l’equity crowdfunding ha bisogno di partire in modo convinto e accessibile, sia per le startup e le piattaforme sia per gli utenti. O il coraggioso passo avanti della scorsa estate non ci porterà da nessuna parte.

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