Borella: "Con AppCampus aiutiamo i team giusti a creare app di successo"

Tre canali per candidarsi, di cui uno, il MAAC inventato in Italia, oltre 9 milioni investiti in startup provenienti da 100 paesi. E’ l’AppCampus. Paolo Borella: “Cerchiamo app che possano avere successo già nel primo anno, con mezzo milione di download”.

appCampus

E’ da un numero finlandese che arriva la chiamata. Dall’altro capo c’è Paolo Borella, Master of Control di AppCampus (se fosse una startup, sarebbe il COO). «E’ dal giorno zero che sono qui per creare e far partire questo programma». Il giorno zero era uno dell’aprile 2012: si stava per sviluppare un programma per formare l’ecosistema Windows Phone. A partecipare, oltre Nokia e Microsoft, l’Aalto University, mettendo a disposizione un totale di 21 milioni di euro per tre anni.

Per ben 13 anni della sua vita Paolo ha lavorato in Nokia. «Ho vissuto in 10-15 paesi diversi. Sono stato nel Nord-Est Europa per periodi brevi, ho passato un anno a Berlino lavorando in Fox Mobile, poi mi sono trasferito a Singapore per cinque anni, infine sono rientrato in Finlandia».

A Singapore ci tornerebbe: è molto comodo logisticamente, molto efficiente (“Si potrebbe definire la Svizzera dell’Asia”), lo Stato sta investendo molto in startup. L’unica pecca: «E’ grande come hub, ma piccolo come mercato».

La Finlandia, invece, è la punta di diamante del mercato mobile. L’AppCampus è un programma di accelerazione che aiuta imprenditori e sviluppatori ad avere successo su Windows Phone. I grant possono variare da un minimo di 10 mila euro ad un massimo di 70 mila euro. «Non chiediamo IP, niente revenue, nessuna equity: è proprio un grant. E cerchiamo di farlo nel modo più semplice possibile, in base ai risultati, se non addirittura li diamo anticipatamente. Chiediamo solo quattro documenti: il contratto con i terms, il conto in banca, lo scopo del progetto e l’admin document». C’è solamente l’obbligo di esclusiva Windows Phone per 90 giorni dal momento del lancio sul mercato.

Oltre ai soldi offrono anche altre servizi, per aiutare nella pratica i team a sviluppare il prodotto. Si tratta di coaching e lo fanno con diverse modalità. In remoto (“Prima non potevo risponderti perché stavo giusto seguendo una startup”), attraverso l’academy online (“Possono usufruirne quando vogliono”) e mediante il Camp, che avviene un paio di volte l’anno, da quando è nato AppCampus se ne sono tenuti già cinque.

Inoltre aiutano i team nella fase cosiddetta “go to market”: «Una cosa molto bella che ho notato è che le startup sviluppano molto più in fretta il prodotto sfruttando la nostra offerta e dopo il primo periodo in Windows Phone si lanciano anche sulle altre piattaforme con un’app già molto buona».

Di startup italiane partecipanti al Camp finlandese ne ha nominate cinque: GamePix (di cui lanceranno a breve un prodotto), Interactive Project, Mangatar, Fungo Studio, Statbasket. Eccezion fatta per l’ultima che si occupa di risultati di basket in crowdsourcing, le altre operano nel settore dei giochi.

«Cerchiamo app che possano avere successo già nel primo anno, con mezzo milione di download. Il B2B ha cicli più lunghi e il 40% delle applicazioni presenti sugli store, non solo Windows Phone, sono giochi. La Finlandia è uno degli hub mondiali per quanto riguarda il settore, è presente una comunità fortissima e può vantare 150 successi. Giusto per citare un esempio: Angry Birds è nato qui». Ma non è solo per questo che la Finlandia rappresenta il posto giusto per  un programma come AppCampus. «L’Aalto University è nel top ranking del PISA da anni, l’ecosistema imprenditoriale è tra i più notevoli, ci sono molte startup e l’infrastruttura è abbastanza agile. Inoltre Nokia ha permesso di creare e sviluppare anche le competenze nel settore della telecomunicazione e del mobile».

Quali sono le caratteristiche giuste per partecipare al programma? «Il team, l’attitudine, il modo in cui lavorano e il livello di innovazione che portano. Ripeto, il team è fondamentale, deve essere un team che abbia un senso per lo scopo che vogliono perseguire».

Fino ad ora hanno ricevuto un totale di quasi 4 mila candidature da oltre 100 paesi e hanno permesso a quasi 100 team di partecipare ad AppAcademy dando 300 grant per il totale di oltre 9 milioni di euro. Ed è proprio qui che si inserisce il programma MAAC (Mobile App Acceleration Camp, a Roma il 15 e 16 aprile). «Dall’Italia ricevevamo molte candidature, ma pochissime riuscivano ad entrare. Il MAAC segue le startup nella fase di submission: anche se non vengono selezionati, è comunque utile dal lato del coaching. E’ stata un’idea di Mario Fontana e adesso è stata riprodotta in 40 paesi a livello globale».

I canali per candidarsi ad AppCampus sono tre: il MAAC, tramite il portale online (verrà chiuso a fine aprile), attraverso le segnalazioni di partner ed alumni.

«AppCampus non deve essere visto come un programma gestito da una corporate, cerchiamo di sdoganare questa visione sbagliata anche con il nostro abbigliamento». Parola di Paolo Borella, colui che nell’avatar di Skype non ha la solita foto impettita ed iperprofessionale, ma una testimonianza fotografica di un lui sudato con la tutina di Triathlon mentre gareggia in Indonesia.

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