La tua fottuta musica innovativa. Miles Davis, il genio che ha cambiato la musica 5 volte

Un innovatore, un genio poliedrico, un sovversivo della musica, pronto a spianare strade mai percorse che ha cambiato la musica 4 o 5 volte. E’ Miles Davis il trombettista jazz di Alton

milesDavis

Nel 1987 un famoso jazzista afroamericano venne invitato ad un ricevimento in onore di Ray Charles presso la Casa Bianca dal presidente Ronald Reagan. Una signora della borghesia di Washington, anche lei presente all’evento, lo guardò con fare altezzoso e gli chiese per quale motivo fosse stato invitato. Lui con estrema calma rispose: «Io ho cambiato la musica quattro o cinque volte. lei cosa ha fatto di così importante, oltre ad essere bianca?». Quella donna ignorava di avere davanti uno dei più grandi trombettisti jazz della storia, Miles Davis.

La sua storia è stranamente più simile a quella di una rockstar che di un jazzman. Nato nel 1926 ad Alton in un’agiata famiglia, Miles fu da subito spronato allo studio dello strumento, e nonostante la madre lo indirizzasse verso il violino, il padre per il suo tredicesimo compleanno, gli regalò una tromba. I primi successi arrivarono in gioventù e non passò molto che si fece notare nell’ambiente jazz professionale, arrivando a suonare con un altra leggenda, Charlie Parker, al secolo “Bird”. Immediatamente Miles spiazzò i suoi contemporanei, facendo diventare improvvisamente superato l’approccio bebop, definendolo vecchio e fine a se stesso.

La svolta verso nuovi stili e forme di espressione arrivò quindi quasi in maniera naturale, portando il trombettista di Alton verso il territorio del cool jazz, genere naturalmente derivato dal bebop ma con tinte decisamente più rilassate e cantabili. Il primo album per la leggendaria Capitol Records, in compagnia dell’amico Gil Evans fu una grande novità poiché univa strumenti inusuali per il genere, come la tuba e il corno francese.

Era il 1950 quando Miles Davis approfondì pericolosamente il suo rapporto con le droghe. Il jazzer, infatti, fin dalla tenera età di quattordici anni, era un appassionato cultore della cocaina. Nei locali newyorkesi la presenza di tossicodipendenti e spacciatori era praticamente normale e la vicinanza a Bird, che abusava di droghe e alcolici era deleteria, tanto che Miles, dopo un timido saluto, strinse fra le braccia una nuova e orrenda amica: l’eroina. Decisiva fu la relazione clandestina con Juliette Grèco, cantante conosciuta in quel di Parigi, la cui successiva delusione amorosa scosse drasticamente l’equilibrio psicologico del musicista e mandò a rotoli anche il suo precedente matrimonio.

Dopo il primo arresto per droga, Miles cosciente di aver toccato il fondo, cominciò la sua lunga risalita dagli inferi, portandosi dietro un nuovo, rivoluzionario, modo di suonare. Nel 1955 firmò con la Columbia Records un nuovo contratto, complice anche una splendida esibizione al Festival di Newport dello stesso anno, dove venne eseguita una travolgente “Round Midnight” insieme allo stesso Thelonius Monk, autore del brano che presentava una struttura armonica inusuale e particolarmente complicata.

Con la pubblicazione dell’album Kind of Blue, il trombettista si assicurava l’ingresso nell’Olimpo della musica, spalancando le porti all’inedito modal jazz. Il modo di suonare era completamente diverso, così nuovo che lo stesso ambiente jazz non comprese subito quando il mondo del jazz stesse cambiando ancora una volta. Il jazz modale offriva finalmente suoni rilassati e strutture armoniche minimali, dando ai musicisti una nuova tavola armonica su cui improvvisare. La leggenda vuole che Kind of Blue fu registrato senza alcuna prova: gli esecutori vennero convocati negli studi di registrazione senza la minima idea di cosa avrebbero suonato quel pomeriggio. Sotto la rigida direzione di Miles Davis furono radunati alcuni tra i più osannati musicisti dell’epoca, tra cui il pianista Bill Evans e John Coltrane al sax tenore. In particolare, quest’ultimo ottenne una notevole crescita artistica dalla collaborazione con Davis, che lo fece giungere verso nuovi lidi musicali, quali il free jazz, di cui fu uno dei più importanti esponenti negli a venire. Un episodio sicuramente significativo nella vita di Miles fu l’aggressione da parte della polizia di New York per motivi razziali. Grazie alla testimonianza di alcuni passanti, riuscì a ricevere giustizia e ad uscire di prigione: ma la gravità di questo episodio fu tale da spingere il jazzista verso una nuova crisi e a fargli credere ingiustamente di essere sottovalutato per il colore della sua pelle.

Nel 1969 incise A Silent Way, album che lo avvicinava per la prima volta verso le lande sconfinate della fusion, un linguaggio nuovo basato sopratutto sugli strumenti elettrici. Per le session di registrazione vennero assoldati ancora una volta nomi altisonanti come Joe Zawinul al pianoforte e l’allora sconosciuto John Mclaughlin alla chitarra.

Con Bitches Brew, Davis pose un sigillo al suo successo discografico, ottenendo un doppio disco di platino. Per entrambi gli album usò la tecnica dei dischi precedenti, ovvero recarsi in studio senza comunicare a nessuno dei musicisti le parti su cui avrebbero improvvisato. Le sonorità elettriche spiazzarono il pubblico e la critica, che non persero tempo ad accusare Miles di essersi venduto. Motivazioni supportate anche da una più ricca partecipazione del jazzer ad eventi pubblici e di massa, come le collaborazioni con il guitarhero Carlos Santana.

Da li in poi Davis entrò in un assai infelice periodo tra le braccia della droga. Le sue performance musicali divennero sempre peggiori. Mentre la vodka e la cocaina dilaniavano il suo corpo, la mente era rapita dall’incubo di non essere tenuto nella giusta considerazione, nonostante la fusion riscuotesse in tutto il mondo ampi consensi.

Il suo ritiro dalle scene alimentò come un vento caldo il fuoco della sua leggenda. Abbandonò lo strumento per quattro lunghi e dolorosi anni. Il ritorno sulla scena musicale fu dovuto al produttore George Butler ed a Cicely Tyson che lo spronarono a registrare del nuovo materiale che lo riportasse sotto i riflettori internazionali. Riformò un nuovo gruppo, arruolando nel suo team musicisti di spicco quali il chitarrista Mike Stern, il bassista Marcus Miller ed il sassofonista Bill Evans, omonimo del pianista, dando nuova linfa al jazz-rock. Gli ultimi anni lo videro assai prolifico in campo musicale e addirittura si cimentò nella recitazione, compresa una piccola parte nel noto telefilm Miami Vice.

Proprio nel luglio del 1991 tenne l’ultimo concerto della sua vita. Il 28 settembre dello stesso anno, si spensero per sempre le luci del successo. Miles se ne andò colpito da una fortissima polmonite, ulteriormente aggravata dal diabete, di cui soffriva già da tempo.

Un innovatore, un genio poliedrico, un sovversivo della musica, pronto a spianare strade mai percorse che “ha cambiato la musica 4 o 5 volte”, in bilico tra il genio e l’incapacità di dominare i propri demoni.

Leggi anche:

La tua fottuta musica innovativa. Trent Reznor: da Mozart all’eroina

Le scarpe ACBC chiudono round da 2,3 mln di euro. Guidato da Doorway e Boost Heroes

Leader nella produzione di calzature ecosostenibili ha chiuso un importante aumento di capitale. Obiettivo: accelerare il processo di sviluppo con un aumento del team e del potenziamento delle attività di narketing e dell’e-commerce

Le capsule Nespresso tracciate con la blockchain

Il marchio svizzero ha lanciato un programma di tracciamento della materia prima caffè dal luogo di origine fino al consumatore e si è affidato alla tecnologia blockchain per ‘blindare’ i dati

LIFEdata, Sooneat e Hexagro vincono il contest Ceetrus4Innovation

Sono LIFEdata, Sooneat e Hexagro ad aggiudicarsi la finale di Ceetrus 4 Innovation, la Call 4 Startup organizzata da Ceetrus Italy in collaborazione con PoliHub, per individuare soluzioni e tecnologie innovative che rendano i centri commerciali luoghi di vita sostenibili e smart