Da 0 a 48 competitor: ecco perché Barcheyacht è un'idea che funziona

Sono partiti nel 2011 con un’idea, hanno coinvolto Area Science Park e adesso hanno ottenuto 150 mila euro grazie al Fondo di Garanzia. Barcheyacht di Nicola Davanzo e Marco Vascotto continua a crescere: “Abbiamo avuto un’idea che funziona davvero”

Barcheyacht_1 «Stavamo studiando il piano editoriale della settimana». Così mi risponde Nicola Davanzo, facendomi dubitare di star intervistano il fondatore e presidente ventottenne di Barcheyacht.it, il portale turistico riservato al mondo della nautica. «Abbiamo un sacco di contenuti. E’ il valore aggiunto che noi diamo: consigli di viaggio e di preparazione della vacanza. Ad esempio? Devo portare il sale e il pepe, o sono già a bordo? Posso portare un trolley o meglio una borsa morbida? Ma abbiamo anche rimappato le rotte del Mediterraneo, cosa che ci ha portato a diventare co-editori della Lonely Planet della barca, il portolano 777».

Tutto per rendere il più semplice possibile la vacanza in barca, dando informazioni complete e chiare agli utenti.

«Ci sono tre modi di viaggiare con noi». Continua entusiasta Nicola con il suo accento misto triestino-milanese. «Il primo: sei già stato in barca, hai la patente nautica e sei completamente autonomo. Scegli la barca tra le migliaia proposte e parti. Secondo caso: conosci la barca, ma non ti senti sicuro ad andare da solo. Noleggi la barca con l’equipaggio. Solitamente l’equipaggio è composto da uno skipper, ma c’è la possibilità di avere la colazione a letto, o il cuoco a bordo. Terzo caso, oggi poco conosciuto, ma su cui spingiamo sempre di più, il cabin charter. E’ una vacanza organizzata in tutto e per tutto. Ne abbiamo anche di accessibili per i disabili, per giovani under 20 in flottiglie con dj e videoblogger a bordo, per famiglie con bambini, vacanze gay friendly e di lusso».

Nicola e Marco Vascotto, 30 anni, hanno iniziato nel 2011. Velisti fin da piccoli, entrambi istruttori di vela, dopo gli studi universitari, hanno iniziato a lavorare nella comunicazione e nel marketing, Marco in Nestlé e Nicola presso quello che è il sogno di ogni velista: Luna Rossa. E più in alto della Luna è difficile arrivare. Barcheyacht nasce da un bisogno: «Ci eravamo stancati di mettere in contatto i nostri amici con le agenzie. Possibile che su internet si potesse noleggiare tutto, tranne le barche?». Effettivamente non era possibile, così carichi di un’idea e di qualche risparmio da investirci, si sono rivolti ad Area Science Park, il parco scientifico triestino gestito dallo Stato, che è diventato loro socio acquisendo il 20% della società. «Non ci siamo sentiti abbandonati: è lo Stato che funziona questo. Certo, ci sono alcune lungaggini di tipo burocratico. Ad esempio, quando dovevamo assumere gli altri membri del team, abbiamo dovuto visionare centinaia di curriculum perché le selezioni sono avvenute tramite concorso pubblico. All’inizio ti pesa, ma poi scopri che è gente che veramente ne capisce, che è un ambiente molto fresco e produttivo».

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Dal 2011 ad oggi sono cresciuti tantissimo. Hanno chiuso la beta privata nel 2013 e a gennaio 2014 sono andati online con 200 barche, oggi ne hanno 2200. Una crescita enorme. E i fatturati? «Un dato fighissimo ma che per riservatezza nei confronti di alcuni investitori non posso dire. Ma veramente molto positivo. Una cosa bella che ti posso dire, e di cui ne vado particolarmente fiero, è che quando io e Marco abbiamo iniziato eravamo gli unici a voler mettere in contatto agenzie e privati possessori di barche con i potenziali clienti, (non lo dico con il solito fare da startupper, eravamo veramente gli unici). Oggi sono 48 i siti nel mondo che fanno qualcosa di simile o assimilabile alla nostra idea. Non è bellissimo? Abbiamo avuto un’idea che funziona davvero».

E ci hanno creduto loro per primi, investendoci il proprio tempo e i propri soldi. Ed essendo tra i primi a beneficiare del Fondo di Garanzia: 150 mila euro ottenuti in prestito dall’Unicredit. «Il Fondo di Garanzia non è la salvezza per tutti. E’ la banca che decide se darti i soldi o meno. Quando abbiamo richiesto l’investimento a Unicredit, abbiamo portato numeri, numeri veri, non previsioni irrealizzabili. E’ un rischio per noi in prima persona, perché glieli dovremo restituire. Se non rischi tu in prima persona, come pensi di convincere gli altri ad investire nella tua idea?».

Degli 11 componenti del team, tutti amano andare in barca ed ognuno è specializzato in un settore in particolare. «A livello di posizionamento sui motori di ricerca, siamo diventati una specie di 4 ruote della nautica, se tu cerchi una qualunque cosa riguardante il mare, noi usciamo nei primi 4 risultati. Prova a cercare “rimedi mal di mare”, vedrai che ci siamo». Infatti sono il secondo risultato. Ma non è così che guadagnano: è dall’8% sul totale delle vacanze acquistate che hanno un ricavo. L’obiettivo principale, per dirla con le parole di Nicola, è farlo funzionare, è vendere.

I prossimi passi? Fare una campagna di crowdfunding e, quando saranno a regime, cercare venture capital. «Ci avevano già contattato alcuni investitori, ma abbiamo detto no. Non per tirarcela, ma perché preferiamo presentarci con un prodotto funzionante e chiedere una cifra ‘concreta’ per lo sviluppo del business piuttosto che proporre solo un’idea».

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