La tua fottuta musica innovativa. Le folli sperimentazioni dei Tool

Video psichedelici e atmosfere oniriche, i biglietti da visita intitolati a Jesus Christ e un comportamento composto sul palco. Benvenuti nel mondo dei Tool

Pensate per un attimo a quanto possa essere folle inserire la sequenza di Fibonacci all’interno della ritmica di un brano metal. Assurdo? No. Addirittura è un grandissimo brano, ed è “Lateralus” dei Tool. Questo è solo uno dei tanti esempi di sperimentazione che la band Californiana ha fatto durante la loro pluridecennale attività. I Tool, band che a dispetto delle proprie origini californiane sono quanto di più lontano dalla luce del sole si possa immaginare, affondano le loro radici negli anni ’90, con una formazione leggermente diversa da quella odierna, ma con la costante del carismatico Maynard James Keenan alla voce e alla mente del gruppo, classe 1964.

MJK, come lo chiamano i fan, rimane una delle figure più enigmatiche, controverse, egocentriche e artisticamente prolifiche di tutto il panorama rock odierno. Si dedica con costanza all’imbottigliamento di vino, alle arti visive e alla cultura di sé stesso e del suo personal brand sconsacrante (sono molto ricercati i suoi biglietti da visita intestati a “Jesus H. Christ”.

Keenan si è sempre dedicato con costanza alla musica, avviando e talvolta sopprimendo alcuni progetti musicali – non sempre brillanti – come i “Puscifer” e “A Perfect Circle” (con quest’ultimi si esibisce usando un parrucca con delle lunghissime trecce). Ma il vero ariete sono sempre stati i Tool i cui dischi vengono sempre accolti con grande entusiasmo dai loro fan. Forse perché ne rilasciano uno ogni lustro?

tool

La cosa importante dei Tool è che il grande pubblico, a cui loro non è mai fregato nulla di piacere, non li hai mai davvero capiti e consacrati come gli unici capaci di raccogliere l’eredità psichedelica e sperimentale dei Pink Floyd. Anche se questa affermazione può sicuramente sembrare una provocazione – e in effetti è così – è innegabile come permanga nello spirito della band californiana la voglia di mettersi in gioco e inserire elementi di novità in ogni lavoro prodotto. Le influenze musicali sono molte e oltre ai già citati Pink Floyd ci sono i Sex Pistols, come dichiarato dallo stesso MJL ma soprattutto i King Crimson con lo stile geniale che solo Robert Fripp riusciva a esprimere e a rendere fluido. E’ giusto sottolineare l’importanza che un elemento come la batteria possiede all’interno di una band così atipica come i Tool: Danny Carey, classe 1961, batterista, riesce a impilare tempi complicatissimi che impongono anni di durissimo studio e una certa predisposizione allo studio dell’occultismo e della magia nera. Ovvio no?

L’aspetto visivo nei Tool è sempre stato importante, almeno quanto la musica.

Il chitarrista Adam Jones è il direttore artistico del gruppo e il regista di tutti i video della band, ambientati in atmosfere oniriche, inquietanti e imperscrutabili. Tutti i video vengono girati in stop motion e sono riconosciuti dalla critica come tra i più interessanti nel mercato discografico.

L’attitudine live dei Tool è… discutibile. La band si erige rigida e disciplinata sul palco, concedendosi pochi movimenti. Jamess Keenan canta spesso lontano dalle luci vicino la batteria e l’unica testimonianza della presenza sul palco è data dal cantato. MJK giustifica l’assenza di spotlight puntati su di lui durante i live come un’esigenza dettata dal dover ricreare l’atmosfera che sentiva durante la scrittura dei testi, spesso intimi e molto sofferti.

Consiglio di approfondire l’ascolto dei Tool partendo dal loro ultimo disco del 2005, “10000 Days” e andando a ritroso nella loro discografia. Quest’anno potrebbe essere rilasciato un nuovo lavoro, ma non ci metterei la mano sul fuoco: è il terzo anno consecutivo che viene annunciato e tempestivamente smentita la pubblicazione.

 

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