Perlini: «70 ragazzi da 20 paesi: ecco il nostro startup weekend in Lussemburgo»

Un weekend in Lussemburgo tra startupper, mentor ed investitori internazionali: un insieme di esperienze che fanno capire cosa manca in Italia, e come possiamo migliorare

Si è appena conclusa la quarta edizione dello startup weekend in Lussemburgo, a cui ho partecipato con entusiasmo e vi voglio raccontare perché.

Fare lo startup weekend all’estero è un concentrato di esperienze che fa capire cosa manca da noi e perché gli startupper devono pensare global. Noi italiani siamo apprezzati in ogni paese per i fasti del nostro passato ma di sola eredità non si vive; per questo vale la pena mettersi alla prova su palcoscenici internazionali, per sfidare noi stessi e per dimostrare che non siamo lenti e inefficaci come la gestione statale che tanto ci sta rallentando e che tanto disprezziamo.
Uscire dai confini vuol dire vivere l’ottimismo e le competenze di persone che hanno fiducia nel paese che le ospita ma soprattutto nelle proprie possibilità e capacità, doti che spesso da noi valgono solo un tirocinio, nel migliore dei casi con buoni pasto pagati.

IMG_3548-300x225Il weekend è iniziato con 70 persone da più di 20 paesi diversi, che è la vera forza del Lussemburgo, dove il 40% della forza lavoro viene da altre nazioni.
25 elevator pitch di un minuto hanno aperto le danze a una 54 ore densa di duro lavoro, grandi prospettive e un’organizzazione impeccabile e collaudata hanno reso la competizione un’esperienza unica e di alto livello.
8 sono state le idee più votate e su queste si sono aggregati i team venerdì sera, con lo scopo di presentare domenica sera, in cinque minuti, progetti che sinceramente era difficile immaginare di poter costruire in due giorni e mezzo.

I vincitori avranno la possibilità di lavorare nell’incubatore del Technoport di Belval Université per tre o sei mesi e di ricevere gratuitamente consulenza legale, informatica e finanziaria da parte dei vari sponsor; inoltre hanno la possibilità di stare a contatto con startup e professionisti che attualmente lavorano in quello che è un gigantesco coworking, in un paese che ospita le sedi europee di importanti compagnie come Google, Skype e Amazon.
Non a caso i vincitori sono startup che sì, hanno presentato progetti di ampio impatto economico, ma anche con una forte componente sociale e con una impostazione B2C, come OpenGest’r, prima classificata con un progetto, e relativo prototipo funzionante, di un guanto che traduce in linguaggio verbale i movimenti della mano e quindi il linguaggio universale dei segni attraverso un’app per smartphone pensata inizialmente per il mercato dei sordomuti.
Sul podio è salita anche la piattaforma Sex4pet che con un’irriverenza alla Bill Hicks, propone un social network per far accoppiare i propri animali domestici: una sorta di Tinder per cani, gatti, conigli e pappagalli(??), ma con lo scopo più nobile di mettere in contatto gli owner sempre ovviamente a scopo sessuale!
Infine IT2impact, una startup creata su un team di persone che nel tempo libero si dedicano al volontariato, con lo scopo di creare una community di IT developer che volontariamente e gratuitamente vuole contribuire alla diffusione della cultura digitale.

Un premio speciale per la forte componente sociale è stato assegnato a Hoppel Poppel, una startup che intende ridurre gli sprechi alimentari dei supermercati, ritirando i prodotti prossimi alla scadenza e dandogli valore cucinandoli per creare pasti take-away prenotabili direttamente da smartphone.
Complessivamente il saldo dell’evento è positivo, e totalmente manifesto della necessità oggi più stringente che mai, di fare sistema a livello europeo, sfruttando i nostri reciproci punti di forza per soddisfare le nostre ambizioni.
Consiglio a tutti gli startupper di guardare “fuori dalla scatola” e di presentarsi alla prossima edizione dello startup weekend di Lussemburgo in Novembre. Anche la città merita una visita, che aspettate?!

Claudio Perlini

 

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