Ecco il piano del governo per rilanciare il crowdfunding

Dopo un anno di regolamento Consob, l’equity crowdfunding non decolla. Stefano Firpo, (MISE) spiega a Startupitalia come si tenterà il rilancio

L’equity crowdfunding è un’alternativa per la raccolta di credito, in particolare a quello delle banche, di amici e familiari, e che sfrutta le potenzialità di Intetnet. Consiste nella possibilità per le startup innovative di raccogliere capitali attraverso piattaforme online. E inoltre, i fondi raccolti, possono diventare un’ulteriore garanzia, per trovare altri investitori e per gli istituti bancari, che a loro volta possono attivare i loro portali. Nonostante la crisi però, la recessione e il periodo di congiuntura economica, l’equity crowdfunding in Italia ancora non decolla.

crowdfunding

Eppure è il primo Paese in Europa, seguito dalla Francia, che ha introdotto una normativa specifica sulla raccolta dei capitali in crowdfunding per le giovani imprese, a maggiore tutela degli investitori. Allo stato attuale, anche se sono attive dieci piattaforme, le campagne ancora scarseggiano. Per questo il Ministero dello sviluppo economico, ha stilato un decreto per rilanciare l’equity crowdfunding.

 Il decreto sull’equity crowdfunding, è stato scritto dal Mise e approvato dal Ministero dell’Economia, e sarà collegato alla legge di stabilità. Contiene una novità principale, che stabilisce la possibilità di raccogliere capitale in crowdfunding con diversi “veicoli di investimento”. Significa che le startup, che lanciano le proprie campagne online, attraverso le piattaforme riconosciute, potranno fare parte di “pacchetti” di investimento.

Gli investitori potranno in questo modo bilanciare il rischio, investendo attraverso gli organismi di investimento collettivo del risparmio, che operano con dei Fondi comuni di investimento o Società di investimento a capitale variabile. I fondi comuni sono una cassa collettiva per l’investimento, costituita dalle somme versate dai vari sottoscrittori del fondo. L’investimento di ciascuno confluisce in un unico patrimonio che viene poi investito in azioni o obbligazioni, da Società di gestione del risparmio che servono da intermediari.

«E’ un meccanismo che serve per ampliare la platea di investitori, l’idea è quella di dare così accesso a dei fondi di investimento in startup innovative e non soltanto alle singole startup. Il decreto dovrà passare dal consiglio dei ministri per diventare così operativo», spiega a Startup Italia! Stefano Firpo, a capo della segreteria tecnica del Mise. Per spiegare in cosa consiste l’equity crowdfunding, si deve capire che con l’investimento online si acquista un titolo di partecipazione alla società. La “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi dalla partecipazione. In pratica, è un ritorno in equity (azioni o obbligazioni).

L’Italia è il primo Paese in Europa con una normativa specifica relativa all’equity crowdfunding. E il prossimo decreto del Mise, serve proprio a rafforzarla. Il “Decreto crescita bis” del 2012, che ha introdotto in Italia l’equity crowdfunding, ha dato alla Consob il compito disciplinare in materia con il preciso scopo di creare un “ambiente affidabile per creare fiducia negli investitori”. La Consob ha adottato il nuovo regolamento il 26 giugno 2013, e istituito il Registro dei gestori di portali autorizzati. Ci sono 10 piattaforme, allo stato attuale, riconosciute dalla Consob, Unicaseed e StartsUp, poi Siamo Soci, Assitecacrowd, Fudnera, Crowdfundme, Muum Lab, Next Equity, Smart Hub, Equity Tip Ventures; per la raccolta di capitali in equity crowdfunding.

Uno dei freni all’equity crowdfunding, lo spiegavano a Eppela, che è tra i primi portali italiani di crowdfunding in Italia ma ancora non si occupa di equity, perché non trovava ancora una banca disposta ad investire nel settore. Eppela dovrebbe, forse entro fine anno, con un istituto di credito di respiro internazionale alle spalle, fare il suo ingresso nel settore degli investimenti per le startup innovative. Il problema sull’investimento nelle startup innovative è che comporta rischi economici più elevati rispetto a investimenti tradizionali. «Una start-up, in sostanza, offre un’idea e un progetto per realizzarla. La decisione se investire oppure no, non si basa, come tradizionalmente, su elementi economici e razionali ma, inevitabilmente, sul nostro modo di apprezzare, anche emotivamente, il progetto presentato» scrive la Consob nella Guida all’equity crowdfunding.

«Gli studi sul crowdfunding – prosegue la Consob – sottolineano anche l’importanza del fattore emozionale nella scelta del progetto da finanziare. E questo costituisce forse uno degli aspetti più delicati di cui l’investitore (soprattutto quello non professionale) deve prendere coscienza nella sua decisione di impiegarvi i propri risparmi». Proprio su questo aspetto, si concentra il decreto del Mise, per fare in modo che chi investe, potrà affidarsi a società di investimento e così distribuire il rischio su diverse startup innovative.

«Questa è una modalità di finanziamento che sfrutta le potenzialità di Internet. Nel complessivo disegno del legislatore, l’equity crowdfunding è visto come uno strumento che può favorire lo sviluppo delle startup innovative – spiega la guida – attraverso regole e modalità di finanziamento online. Ed è noto come il tessuto produttivo italiano sia fondato sulle piccole imprese. E sono note anche le difficoltà che incontrano queste imprese, soprattutto dopo la crisi del 2008, a ottenere finanziamenti dalle banche. Difficoltà ancora maggiori che riscontrano le startup» sottolinea la Consob.

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