Il treno «poco nobile» del design digitale (perso 20 anni fa)

Avevamo tra le mani la possibilità di diventare i campioni del design digitale e ce la siamo fatta sfuggire.

C’è un pezzo di storia recente che magari non è bello ripensare, ma farlo non può far male. Avevamo tra le mani la possibilità di diventare i campioni del design digitale e ce la siamo fatta sfuggire. Venti anni fa. Ce lo ha ricordato oggi Roberto Bonanzinga intervistato da Federico Guerrini. Tra le righe. Un’occasione persa che suona come un monito al presente, e al futuro.

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Rileggiamo il passaggio.

Temo però che l’Italia abbia un po’ perso il treno. Avevamo un’occasione unica per trasferire le nostre competenze nel material design nel digital design, ma decisioni politiche e accademiche errate si è ritenuto vent’anni fa che questo passaggio non s’aveva da fare, non era una cosa nobile a sufficienza. Ragion per cui non siamo stati in grado di trasferire l’eccellenza italiana nel mondo del design, nel digitale. Forse se ci fosse stata una classe, anche accademica, un pochino più lungimirante, avremmo potuto essere la fucina del product design. Chissà se siamo ancora in tempo.

Fermiamoci un secondo a guardare le motivazioni. Il digitale 20 anni fa (ma anche molto più di recente) non era ritenuto «una cosa nobile a sufficienza». Una valutazione miope che ha travolto intere categorie professionali (compresa quella a cui appartiene chi scrive). La motivazione è sempre la stessa. Paura, diffidenza, scarsa inclinazione a sporcarsi le mani con un prodotto nuovo. Con un nuovo linguaggio. Scarsa voglia di capirlo, di sfruttarne il potenziale. Le conseguenze le paghiamo oggi e le pagheremo nel prossimo futuro. Tocca farci i conti e incassare la lezione. E’ stata una miopia trasversale, che non ha visto come protagonista solo la politica, su cui è facile scatenare il fuoco incrociato, ma anche il mondo accademico. Forse il riflesso di un’eredità antica (ma nemmeno troppo) che ha visto la tecnica e lo sviluppo tecnologico relegata a rango inferiore tra le discipline. Accademiche e scolastiche. Non abbastanza nobili, appunto.

Oramai il treno è passato. E adesso, come spesso ci capita, e manco a dirlo negli ultimi 20 anni, tocca rincorrerlo. Quel treno ha fatto nel frattempo tappa in Danimarca, Olanda, la Svezia, gli stessi Stati Uniti. Paesi che però guardano all’Italia come la patria del design. Forse l’ultima carrozza di quel treno, in fondo, non è poi così lontana.

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