Tutto sui patti parasociali (e perché sono fondamentali per una startup)

Fissano le regole della governance nelle aziende, ma servono a maggior ragione per una società che cresce velocemente. Patti chiari, subito

Prevenire è meglio che curare. Questo il ragionamento da fare quando si decide di firmare un patto parasociale che regoli i rapporti di potere tra i soci di una startup. Sia che il gruppo sia composto da amici di una vita, sia da estranei uniti esclusivamente dalla passione per un’idea comune, mettere nero su bianco la divisione dell’assetto e del governo della società può diventare fondamentale per la tranquillità di tutti. Una forma di tutela che può tornare utile soprattutto in alcune circostanze. (Nel primo articolo: Quale società scegliere)

Cosa sono i patti parasociali?

Avete paura che il socio scappi e si porti con sé la vostra idea? Volete dividere per bene quote e compiti di ciascuno in base al diverso tipo di impegno che mette nella società? Volete regolare questi aspetti solo con alcuni soci e non farlo sapere a tutti gli altri? I patti parasociali sono quello che fa per voi.

Si tratta di veri e propri contratti stipulati tra più soci di una società. Di solito, sono accordi che regolano i comportamenti presenti e futuri degli stessi soci, nell’ambito degli organi della società, tra loro stessi oppure esternamente, nei rapporti con i terzi (clienti, investitori, consulenti).

La materia è disciplinata dal codice civile agli articoli 2341 bis e ter che ne indicano gli obiettivi, i termini e la pubblicità.

Questi accordi sono contratti di diritto privato con valenza obbligatoria inter partes, questo vuol dire che hanno efficacia solo tra chi li ha sottoscritti. Ecco perché si differenziano dai patti sociali che sono invece contenuti nello statuto e vincolano tutti i soci, incidendo sul funzionamento della società.

Durano al massimo 5 anni

I patti parasociali sono validi sia nelle S.p.a. sia nelle S.r.l., anche se il codice civile regola solo quelli delle società per azioni, stabilendo che possono essere rinnovati alla scadenza, ma non possono avere durata superiore a cinque anni e si intendono stipulati per questa durata anche se le parti hanno previsto un termine maggiore. Ogni contraente ha il diritto di recedere con un preavviso di 180 giorni. Per essere più efficaci, i patti parasociali possono essere accompagnati da una penale: chi non li rispetta è tenuto a pagare.

Nelle società quotate sono previsti degli obblighi di pubblicità per i patti parasociali, questi devono essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione dovrà poi essere trascritta nel verbale  da depositare nel registro delle imprese, altrimenti gli aderenti al patto non potranno votare le decisioni prese in assemblea.

Perché possono essere interessanti per una startup

L’utilità e la convenienza di stipulare un patto parasociale secondo Nicolino Gentile di BLB Studio Legale “sta nel fatto che si tratta dello strumento deputato a regolare i rapporti tra soci o futuri tali, senza che di tali accordi si debba avere pubblica evidenza. In altre parole, si tratta di un accordo destinato a rimanere noto, nell’esistenza e nei contenuti, solo a chi li firma”. L’avvocato Gentile ci tiene però a specificare che l’efficacia di questi accordi “è limitata alla responsabilità per inadempimento”. Se un socio non rispetta le regole del patto che ha firmato deve rispondere del suo comportamento solo nei confronti dei co-firmatari. In altre parole, spiega Gentile “le vicende parasociali non sono opponibili alla società, né ai soggetti che con questa abbiano dei rapporti (ad esempio i creditori sociali)”. Secondo l’avvocato fra i tipi di patti parasociali più utilizzati dai soci di una startup ci sono quelli che regolano:

  • Le funzioni all’interno della compagine manageriale,
  • il rispetto e la tutela degli aspetti di proprietà intellettuale e industriale eventualmente di pertinenza di uno solo dei soci fondatori,
  • la disciplina del finanziamento iniziale delle necessità economiche dell’impresa. consigli-legali

Quali sono le clausole più utili da inserire nei patti?

Tra le clausole più utili in un patto parasociale per Francesco Epifani di BLB Studio Legale “si possono ricomprendere senza dubbio quelle che regolano la governance della società, ossia le regole che sovrintendono la gestione, la direzione ed il controllo di una società. Ad esempio, si può prevedere che in assemblea alcune decisioni possano essere assunte solo con il voto favorevole (o senza il voto contrario) di uno o più soci specificatamente indicati, a prescindere dall’entità delle partecipazioni che detengono”.

Fra le altre clausole normalmente inserite nei patti parasociali, ci sono anche quelle che disciplinano il regime di circolazione delle quote. “Di solito – spiega Epifani – si prevede che oltre al diritto di prelazione riconosciuto a tutti i soci indifferentemente dalle quote detenute, la vendita delle partecipazioni debba rispettare anche il diritto di covendita garantito ai soci di minoranza, ovvero il diritto di “trascinamento”.

In particolare, il diritto di covendita (o tag along) prevede che i soci di minoranza possano vendere le proprie quote insieme a quelle del socio di maggioranza qualora questo decida di vendere la sua partecipazione; il diritto di trascinamento (drag along) invece consente al socio di maggioranza di vendere insieme alle proprie anche le quote dei soci di minoranza”.  Anche le clausole che disciplinano l’exit, (ossia il disinvestimento) di uno o più soci della società sono fra quelle più utilizzate nelle startup. “L’uscita del socio infatti viene garantita riconoscendo a quest’ultimo il diritto di vendere agli altri soci le proprie partecipazioni, entro un determinato  intervallo di tempo e a un prezzo predeterminato. Questo tipo di clausola prende il nome di opzione put”, conclude Epifani.

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