La moneta complementare che ripensa un pezzo d’economia sarda

Sardex è fra le 10 migliori startup del 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia. Qui il link per scaricarlo gratis

http://www.sardex.net/

Beni e servizi scambiati in Sardex nel 2014: 32 milioni

Numero di operazioni in Sardex effettuate 55mila

Dipendenti: 26

Collaboratori 20

Investimenti ottenuti: seed round da Digital Invesments Sca

Fatturato 2014: 1,5 milioni di euro

Regioni in cui si scambiano beni e servizi in Sardex: 8 (Sardegna, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Molise, Abruzzo) 

sardex

Storia

Nel 2014 in Sardegna si sono scambiati beni e servizi pari a 32 milioni di euro senza uso di moneta corrente. Senza che un solo euro venisse utilizzato. Un piccolo miracolo di una startup di Serramanna, una comunità di 9mila nel Medio Campidano, nata nel 2010 e che proprio nel 2014 ha avuto la certezza di essere diventata grande registrando un fatturato di 1,2 milioni di euro. Si chiama Sardex.net. E’ una moneta virtuale creata da Carlo Mancosu, 31 anni e i fratelli Gabriele e Giuseppe Littera, 28 e 33 anni. Hanno cercato e travato un’alternativa al credito delle banche. Ma, precisa Mancosu “noi non vogliamo, né possiamo, sostituirci alle banche. Offriamo un sistema di credito che vada ad affiancarsi a quelli tradizionali aiutando le Pmi a far fronte alla stretta creditizia”. Grazie al suo circuito di vendita di prodotti e servizi pari a 36 milioni di beni di 2500 aziende destinati a rimanere invenduti hanno mosso l’economia dell’isola e creato valore. L’azienda è cresciuta sempre raddoppiando i propri numeri. Fatturato, dipendenti, aziende coinvolte. L’idea nasce per sostenere le piccole imprese locali sfiancate dal credit crunch. Oggi si può pagare in Sardex in tutta la Sardegna. Le aziende che vogliono entrare nel circuito devono iscriversi e dare una quota annuale in relazione al proprio fatturato. I piccoli pagano circa un centinaio di euro. Le grandi fino a 3mila euro. Ed è dalle iscrizioni e dalle quote che in sostanza arriva il fatturato. “La nostra fortuna è stata far entrare grandi aziende come Tiscali nel circuito” spiega Mancosu, “perché è vero che nasciamo come sostegno alle Pmi, ma anche le grandi aziende sanno che se crolla la base delle Pmi gli effetti si vedranno anche su di loro. Sardex è un circuito virtuoso, che sta funzionando bene a tutti i livelli”.

Prodotto

Il concetto alla base è semplice.  Un euro di beni e servizi è sempre un euro. Anche se la moneta non c’è materialmente, il valore è lo stesso. Quindi è scambiabile anche senza il contante con un sistema che gestisca le transazioni dei beni legando il valore al prezzo corrente delle merci.  Sardex ha messo in pratica questa teoria. Oggi presenti anche in altre sette regioni. Le imprese disposte a scambiarsi beni nel circuito devono registrarsi e attivare un conto corrente. Agli imprenditori è data la possibilità di andare in rosso entro dei limiti stabiliti in base al tipo di bene prodotto e alla capacità produttiva. Più il bene è commercializzabile, più ampio è lo scoperto concesso. Con questo si possono effettuare acquisti presso altre aziende del circuito. Il valore della compravendita viene gestito dalle loro camere di compensazione, cioè il software che gestisce gli addebiti e gli accrediti. Ogni acquisto è un debito sul conto, mentre il venditore troverà del credito sul proprio. Ma in Sardex. Un saldo che a sua volta potrà utilizzare per acquistare beni da altri imprenditori del circuito.

sardex

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015 (dall’introduzione di Riccardo Luna).

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