Tutti i numeri (e i segreti) del successo delle startup israeliane

99 exit. 19 IPO. Più di 15 miliardi di dollari in investimenti. Un anno incredibile per l’ecosistema israeliano (che adesso fa gola alla Cina)

Il 2014 ha rappresentato un anno di svolta per le startup di Israele dal punto di vista della crescita delle exit. Lo Stato ebraico vanta attualmente il più alto numero di aziende hi-tech per abitante: quasi cinquemila per otto milioni di persone (questo post è un reblog da Italian Angels for Growth, ndr).

Tel Aviv

Un 2014 da record per la Silicon Wadi

Secondo l’ultimo report IVC Research Center e Meitar Liquornik Geva Leshem Tal, nell’ultimo anno è stata registrata una crescita del 5% del numero delle exit tra le startup israeliane, tra acquisizioni e ingresso in borsa, per un totale di 6,94 miliardi di dollari. Il numero di IPO delle startup israeliane è stato il più elevato degli ultimi dieci anni. Questo, nonostante il Paese abbia fatto registrare un deciso rallentamento della sua economia, ferma al 2,6% di crescita su base annua rispetto al 3,2% del 2013.

Gli autori del report hanno specificato che la loro stima delle exit si è basata sul solo valore dei deals, senza tenere in considerazione le valutazioni delle aziende post-IPO, come fatto invece da un report di PWC, che ha stimato il valore totale delle exit a un sorprendente 15 miliardi di dollari.

L’intervista della CNBC al CEO di MobileEye, Amnon Shashua 

19 IPO su 99 exit hanno ottenuto un investimento totale di 2,1 miliardi di dollari (di cui un miliardo raccolti dalla sola MobileEye, una startup che sviluppa un innovativo sistema di allerta delle collisioni tra veicoli, giù utilizzato da General Motors e Honda). Ad aumentare è stato anche l’importo complessivo dei deals: quelli con un range tra 50 e 100 milioni di dollari sono cresciuti del 156%. Sono calate, invece, le mergers e acquisizioni, per un totale di 4,84 miliardi di dollari rispetto ai 6,23 dell’anno precedente. Le startup israeliane hanno raggiunto una exit in media dopo 3,95 anni dalla loro nascita nel 2014, rispetto ai 5,5 anni del 2013 e 8.59 anni nel 2009, (Dow Jones VentureSource), e gli investitori hanno ottenuto in media un ritorno di 6,2 X l’investimento iniziale.

deloite

Secondo il  Global Venture Capital Confidence Survey di Deloitte, Israele ha mantenuto nel 2014 il secondo posto tra i Paesi consigliati dagli investitori, con un punteggio di 3.71, dietro a Stati Uniti (4,03) e davanti al Canada (3.48).

Il più grande database online delle startup israeliane

Grazie al lavoro di Ben Land, autore di Mapped In Israel, il più grande database online e job marketplace delle startup israeliane, è possibile tracciare un identikit dello startupper israeliano medio. Maschio, nel 90% dei casi, tra i 31 e i 40 anni, nel 75% dei casi con un passato da dipendente, nel 47% imprenditore seriale. Gli imprenditori sono generalmente di origine israeliana, ma non mancano gli stranieri. Sullo stesso blog di Mapped In Israel è possibile anche farsi un’idea di quelle che sono le startup con il più alto tasso di fallimento: Consumer Web / Games (21%), Social Media (17%), Mobile Technology & Aps (13%). Nel 2013, il tasso di fallimento delle startup B2C era doppio di quelle B2B (16% contro 9%).

Mapped in Israel

Le startup di Tel Aviv sul sito di Mapped in Israel

Tel Aviv: la capitale della startup nation che piace (anche) ai cinesi

La definizione di “Startup Nation” per Israele risale al 2009, all’omonimo libro di Dan Senor e Saul Singer, i quali individuavano tra i motivi della crescita di Israele la stretta cooperazione di business, governo, esercito e università. Se Israele è ancora la Startup Nation, Tel Aviv è la sua capitale. L’ultimo Global Startup Ecosystem Index del 2012 ha infatti posto Tel Aviv al secondo posto tra gli ecosistemi più favorevoli per le startup, immediatamente dopo la Silicon Valley. Fondata nel 1909 dal raduno di 66 famiglie, la metropoli israeliana ha una popolazione formata prevalentemente da giovani e immigrati.

Nell’area di Tel Aviv sono localizzate il 23% di tutte le startup israeliane

Lo scorso mese Tel Aviv è entrata a far parte delle 41 “Creative City” del mondo secondo l’Unesco, ed è stata nominata “World’s Smartest City” durante Smart City Expo World Congress a Barcellona del 2014, tra oltre 250 metropoli selezionate. Buone notizie per quanto riguarda i nomadi digitali: il costo medio mensile per vivere e lavorare da remoto a Tel Aviv è stimato da NomadList sui 1.892 euro (Milano si attesta a 3.375). La città è la più densamente popolata del Paese, con una media di 7.522 persone per chilometro quadrato, rispetto ai 5.750 di Gerusalemme. Il mercato immobiliare di Tel Aviv è cresciuto del 75% negli ultimi cinque anni, secondo una ricerca di Knight Frank, il che rende sempre più difficile per i founder trovare degli appartamenti a un prezzo conveniente, a dispetto del costo medio mensile moderato.

Le percentuali di dipendenti e aziende nel settore tech nelle regioni israeliane

 Le percentuali di dipendenti e aziende nel settore tech nelle regioni israeliane

Tel Aviv, da sola è una Startup Nation

Secondo l’ultimo report Tel Aviv Startup City, aggiornato al 2012, nell’area della capitale sono localizzate il 23% di tutte le aziende hi-tech israeliane (circa 1.000 imprese) e il 14% di tutti i dipendenti del settore nel Paese (circa 28.000 persone, esclusi i dipendenti di aziende straniere). Le startup di Tel Aviv sono attive prevalentemente nel settore di Internet (43%, rispetto a una media nazionale del 24%)Comunicazione (19,7%) IT (18,9%) life science (10,2%) Cleantech (4,1%) Semiconduttori (0,6%). Il 64% delle aziende hi-tech della metropoli sono alla fase di startup, e il 24% di esse non supera i 4 dipendenti.

Le aziende tech israeliane, e soprattutto quelle della capitale, riscuotono sovente l’interesse da parte di investitori internazionali. Tra gli ultimi arrivati i cinesi, come dimostrato da un’inchiesta del Wall Street Journal: per il quotidiano statunitense, Tel Aviv sta diventando il nuovo punto di riferimento degli investitori cinesi, dopo esserlo stato per americani, europei e russi. “Israele è uno spettatore nel gioco tra Cina e Stati Uniti – ha dichiarato, al Journal, Alon Sahar, partner di Meitar – La competizione tra i due Paesi dà alle startup israeliane un buon margine di vantaggio”. Da segnalare, infatti, negli scorsi mesi l’investimento di Baidu di 3 milioni di dollari nella startup israeliana Pixellot, che ha sviluppato un modo innovativo di filmare e produrre video.

tel aviv 1

Kyria bridge Tel Aviv

Il valore delle esportazioni israeliane verso la Cina ha superato nel 2013 i 3 miliardi di dollari. Secondo Daniel Tu, Group Chief Innovation officer di Ping An Insurance Group, che ha realizzato negli ultimi anni ben otto investimenti nelle aziende hi-tech israeliane, “gli startupper israeliani vedono la Cina come una valida alternativa per la loro crescita, ma anche per le exit”. Non a caso, il 15 Gennaio prossimo è previsto il primo pitch virtuale di startupper di Tel Aviv presso il Google Campus della capitale, di fronte agli investitori cinesi di ZVCA (Zhongguancun Private Equity & Venture Capital association) uno dei più grandi gruppi cinesi di investimento per i settori hi-tech, ambiente, agritech e life sciences, con circa 1.000 soci tra venture capitalist e business angel.

La nascita di una narrativa dell’imprenditore di successo

Risuonano ancora profetiche le parole di Jeff Bussgang, partner a Flybridge Capital, per il quale già nel 2013 era in atto un profondo cambio di tendenza, che ora pare confermato dagli ultimi dati relativi alle exit di IVC Research. “Le imprese israeliane – scriveva Bussgang, nel 2013, di ritorno da un viaggio di lavoro a Tel Aviv – consapevoli della ridotta dimensione della loro nazione, sono abituate a guardare fuori dai confini nazionali”. é interessate vedere come la riflessione dell’investitore americano inserisca l’attuale sviluppo della situazione in Israele all’interno della tendenza delle Born Global startup (nel nostro precedente post potete trovare un’analisi di questo fenomeno).

Secondo Bussgang, in Israele è in corso il passaggio da una fase di relativa immaturità degli imprenditori – in passato dediti più a raggiungere un exit milionaria delle loro imprese nel minor tempo possibile, più che ad assicurarne il successo sul lungo periodo – a una fase di maggior stabilità, trascinata da alcuni “Big Winners” del mercato. Di particolare interesse infine, sempre secondo l’investitore, la nascita di una narrativa dell’imprenditore di successo: Ogni cultura ha i suoi eroi. La narrativa imprenditoriale americana deve il suo successo alle imprese ‘eroiche’ dei vari Bill Gates, Steve Jobs e Mark Zuckerberg. La narrativa israeliana si sta evolvendo dalla celebrazione degli eroi di guerra a quella degli imprenditori. Ovunque tu vada, gli israeliani non vedono l’ora di dirti quanto essi siano ‘smart’”.

Reblog da Italian Angels for Growth

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