La ricetta di Cingolani per fare dell’Italia una superpotenza dell’innovazione

In un intervento su La Stampa il direttore dell’Istituto di Tecnologia spiega la sua via per fare dell’Italia un paese dove si fa davvero innovazione

Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto di tecnologia, in un editoriale su La Stampa ha inanellato una serie di proposte per rendere l’Italia una superpotenza dell’innovazione. Sì, proprio una superpotenza. Non un paese che rincorre quelli in cui le cose avvengono davvero, ma una nazione capace di fornire il meglio dal punto di vista produttivo, della vita e del welfare. Abbiamo sintetizzato le proposte in alcune nozioni chiave. Il resto dell’articolo è reperibile online sul sito del quotidiano torinese.

Roberto-Cingolani

Il ragionamento di Cingolani parte da un presupposto: l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare il paese dove si vive meglio al mondo. «L’Italia potrebbe consolidare la sua posizione di potenza manifatturiera high-tech con investimenti ingegneristici e tecnologici di altissimo livello di tipo hardware» Perché, spiega Cingolani, «un Paese avanzato deve detenere un primato hardware e poi sviluppare una forte economia dei servizi (legati al software).» Non solo. «l’Italia potrebbe essere una potenza mondiale delle tecnologie del cibo, dell’agricoltura e dei beni culturali». Ripartire dalla manifattura quindi. Spingere alla digitalizzazione delle imprese e dei modi di produzione dei distretti. Ma arrivare a questo con.

Niente innovazione se non si parte dalla scuola

«La prima sfida è accettare il fatto che la formazione dell’innovatore deve iniziare già a sei anni, con scuole, educazione e divulgazione scientifica adeguate a stimolare la curiosità, con programmi al passo con i tempi e con una cultura di base più quantitativa di quella attuale».

Università più attrattive per i ricercatori

«Inutile lamentarsi della fuga dei cervelli: se la carriera del ricercatore non è attrattiva, i bravi vanno via».

All’Italia non manca nulla per essere tra i Paesi migliori del mondo. Però dobbiamo crederci davvero e dobbiamo lavorare più duramente per riuscirci.

Burocrazia veloce, detassare investimenti

«Nell’innovazione contano il merito ma anche la velocità. La mobilità geografica deve essere favorita da salari ed infrastrutture adeguati. La mobilità sociale deve essere garantita da regole chiare e trasparenti di valutazione. Donazioni e investimenti in ricerca dovrebbero avere facilitazioni fiscali».

Più infrastrutture per la ricerca 

«Costruire delle grandi infrastrutture logistiche, con campus e laboratori, sulla base della suddetta pianificazione nazionale, in modo da essere attrattivi rispetto agli altri Paesi»

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