«Con una cena in trattoria ho convinto Immobiliare.it a investire 5 milioni nella mia startup»

Come convincere un’azienda ad investire nella propria startup: il Ceo di Uala.it racconta i retroscena del suo incontro con i manager di Immobiliare.it, e spiega perché hanno deciso di investirci.

È bastata una cena in una trattoria romana di periferia per convincere Immobiliare.it a finanziare Uala.it (qui la notizia), la startup nata un anno e mezzo fa dalla mente di Alessandro Bruzzi, 29enne piacentino laureato in economia all’Università Bocconi di Milano. Bruzzi ci ha raccontato la sua storia e quali saranno le prossime mosse di Uala.it.

bruzzi

Alessandro, qual è stato il tuo percorso prima di arrivare a fondare Uala.it?

«A 19 anni sono andato in Germania dove ho lavorato per Verivox.de, una società di price comparison un po’ come Facile.it, di cui ero il responsabile per l’Italia. Poi mi sono licenziato, mi sono laureato in Bocconi e ho fondato Sostariffe.it e con Davide Marrone ho lanciato Skebby.it. A certo punto, però, sono volato a New York per lavorare per Ferragamo, e quando sono tornato ho fondato Uala.it».

E l’idea di Uala.it come è nata?

«Per un motivo tanto semplice quanto banale: la mia ragazza di allora, avendo dei ritmi di lavoro serrati tanto quanto i miei, non riusciva mai a prendere appuntamento con il parrucchiere. Era diventato davvero difficlle, per lei, e di riflesso anche per me. Quindi ho aperto Uala.it, prima solo per parrucchieri, poi anche per estetisti. Siamo gli unici ad essere partiti con un servizio del genere in Europa e soprattutto siamo gli unici che ti permettono di prenotare in tempo reale il servizio di cui hai bisogno: tutti gli altri hanno sì la prenotazione online, ma non è affatto in tempo reale, deve essere poi confermata».

Il nome Uala da dove arriva?

«È la trascrizione fonetica di Voilà, l’esclamazione francese. È quello che solitamente si dice dopo essersi sottoposti a un trattamento di bellezza. L’idea mi è venuta una sera a cena con degli amici, uno di loro lo esclamò dopo aver cucinato del pollo al forno e lì ho capito che quello era il nome migliore per noi».

Come mai, secondo te, Immobiliare.it ha deciso di investire in un servizio come Uala che lavora con i saloni di bellezza?

«Immobiliare.it ha pure Dottori.it, che serve per prenotare online appuntamenti con medici, L’obiettivo di Immobiliare.it, secondo me, è diversificare i servizi online: dopo i prezzi, dopo i dottori, probabilmente hanno voluto investire sulla cura del corpo e la bellezza. Senza contare che già Immobiliare.it gestisce più di 50milioni di utenti al mese».

Come li hai convinti a darti 5milioni di euro?

«Io all’inizio neanche li volevo tutti quei soldi. Pensa che prima di Immobiliare.it, avevo contatti con P101, che voleva finanziare la startup ma non con così tanto denaro. Poi una sera ho invitato a cena Silvio Pagliani di Immobiliare.it, uno dei più grandi geni del marketing, una persona operativa e concreta, che ho sempre stimato molto. L’ho portato a cena in una trattoria romana sulla Tiburtina. E gli ho detto: “Silvio, io non mi fido di nessuno, dammi un consiglio”. Lui ha ascoltato il progetto di Uala.it, cosa facciamo e la nostra mission e ha detto: i soldi te li diamo noi”. Ma ripeto, per me sono pure troppi cinque milioni di euro».

Quali sono i progetti per il futuro di Uala.it?

«Innanzitutto vogliamo coprire tutta l’Italia e diventare leader assoluti di prenotazioni online per tutto quello che riguarda la bellezza e la cura del corpo. Vogliamo essere riconosciuti come un servizio affidabile e garantito: il motto è “metti il tuo corpo nelle mani di chi ha scelto per te la qualità”. Il nostro è un servizio affidabile, semplice e concreto, che punta tutto sul prodotto: deve essere forte, altrimenti non si vince. E allo stesso tempo dobbiamo curare il cliente: né il prodotto né gli utenti sono componenti vincenti l’una senza l’altra. Un altro obiettivo è realizzare la nostra app mobile entro la fine di settembre, sia per iOS che per Android, anche se la vera forza sarà il concetto di screen: l app deve andare su tutti gli schermi, non solo su iPhone».

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