Storia del dj tarantino che ha fatto suonare i Lego (e impazzire David Guetta)

Giuseppe Acito, 48 anni, è il creatore di Toa Mata Band, un progetto musicale fatto di robot lego e Arduino. E musica elettronica d’autore

Sul tavolo c’è tutto il necessario. Un Mac, un mixer, un sequencer, delle percussioni elettroniche, anche un telefono. E otto robot Lego Bionicle, oggetti sacri per un’intera generazione, pronti a difendere la loro nuova casa dopo aver custodito l’isola di Mata Nui.

Una volta erano robot guerrieri. Ora sono diventati musicisti

Il loro direttore d’orchestra non scherza. Perché appena parte la base, il gruppo attacca a suonare con precisa frenesia la propria parte. I volti degli spettatori serrati dal dubbio si aprono in un sorriso. E gli smartphone si accendono per riprendere l’esibizione: la Toa Mata Band è in concerto.

Da Taranto alla Maker faire (e David Guetta)[Foto Medimex - Ph: ShotAlive]

A permettere ai musicisti di muoversi è un sistema fatto di ingranaggi, elastici e pulegge applicati ai corpi degli androidi. Ma ad animarli a tempo è una scheda Arduino collegata a un midi sequencer. Tutto merito di Giuseppe Acito, 48enne originario di Laterza, in provincia di Taranto, fondatore del progetto Opificio sonico di cui Toa Mata Band è il giocattolo più prezioso. L’unione della sua esperienza come tecnico del suono alle tecnologie opensource gli ha permesso di inventare la prima Lego band del mondo, protagonista di una serie di video virali con le reinterpretazioni di brani di Depeche mode e Daft punk che hanno incuriosito il mondo. Compreso un punto di riferimento nella musica elettronica come David Guetta.

Acito ora gira con la sua crew nei festival di tecnologia come la Maker faire di Roma o gli stage musicali dell’Electron di Ginevra, del Robot di Bologna o del Medimex di Bari, dove l’abbiamo incontrato in una pausa tra le decine di workshop e mini-set che ha tenuto in tre giorni.

«Nel 1990 mi sono trasferito a Bologna per studiare musica elettronica al conservatorio Martini, dove mi sono diplomato nel 1996. – racconta – Nel frattempo ho seguito un corso per tecnici del suono che ha rappresentato un’ottima integrazione visto che il conservatorio dà un profilo più compositivo. Negli anni ’90 mi sono dedicato alla produzione di musica elettronica, ma il mio lavoro principale è stato quello di tecnico del suono negli studi di registrazione e nei live». Poi è arrivata la scoperta di Arduino Uno, la scheda elettronica che oggi trasforma il linguaggio midi delle macchine musicali in elettricità. E quindi in movimento per i mini-robot.

Il valore più grande? L’open source

«Ero molto curioso di usare Arduino nella musica, ne avevo intuito le potenzialità e ci ho lavorato su – dice Acito – Se ne fa una grande applicazione nell’arte e nell’interaction design, ma solitamente è difficile che un artista sia anche un programmatore o che abbia conoscenze di elettronica. L’open source e la condivisione per sono stati fondamentali e continuano ad esserlo: ora anche chi ha solo dei semplici rudimenti può creare prodotti complessi grazie al forum di Arduino e al confronto costante».
foto di Bruno Gareffa

Quello compiuto per Toa Mata Band è un un ulteriore passo nell’innovazione di meccanica e musica, con autentica logica da maker. «Le prime macchine musicali vengono attribuite a Leonardo da Vinci. – spiega – Poi nell’800 conobbero il loro massimo splendore grazie all’evoluzione dell’orchestrion: si trattava di ensamble di strumenti controllati meccanicamente, ad esempio con mantici che soffiavano aria nelle canne di un organo. La mia idea era quella di realizzare un digital orchestion: ogni robot ha uno strumento diverso, con qualsiasi oggetto che si possa percuotere e che sia alla sua altezza. Si va dalle scatole alle percussioni elettroniche, dalle tavolette di uno xilofono ai drum synth di cui sono un collezionista: questi negli anni ’80 venivano utilizzati da tanti gruppi a cominciare dai Kraftwerk. Arduino mi serve per memorizzare le istruzioni che do agli androidi, per organizzarli meccanicamente».

E così il ritmo del brano da suonare è assicurato. Ma come fare per le melodie? Lo stesso metodo, con qualche accortezza, serve ai componenti per seguire lo ‘spartito’ imposto. «La tendenza degli ultimi anni è di rimpicciolire gli strumenti mantenendo la qualità intatta. Gli smartphone palmari e le app che simulano delle tastiere sono perfetti per i robot: ho dovuto costruire una pedana mobile che permetta al ‘genio’ della crew di cambiare l’intonazione della nota e eseguire il tema».

Il futuro e il particolare legame dei fan

La band potenzialmente potrebbe diventare un’orchestra, crescere per componenti e strumenti. Eppure oggi la priorità di Opificio sonico è un’altra. «Vorrei creare una sonorità propria dei Toa Mata, un sound identificativo e registrare un disco». Ma il principale motivo che impedisce un allargamento è legato al rapporto con i seguaci: «Il fascino dei Lego è senza tempo, loro hanno quasi quindici anni eppure conservano ancora un aspetto e un design notevole. La serie di questi droidi guerrieri era costituita da otto elementi – confessa Acito – e tra i fan ci sono i ragazzi che nel 2001, quando esplose la moda dei Bionicle tra regali e film di cui erano protagonisti, avevano circa dieci anni. Ora sono più grandi, ma sono ancora affezionati a questi personaggi. Non vorrei rompere questa magia».

@gvrutigliano

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