La startup padovana che migliora la vita dei freelance: Sellf, un milione in funding e 70K clienti

Un’app business che fa vendere di più e migliora le attività di piccoli imprenditori e freelance. Si chiama Sellf, è un’idea di Diego Pizzocaro. La startup ha raccolto 1 milione di euro e ha utenti in tutto il mondo.

Un’app business che fa vendere di più e migliora le attività di piccoli imprenditori e freelance. Si chiama Sellf, è un’idea di Diego Pizzocaro, 32enne padovano, ingegnere informatico con un passato come dottore di ricerca all’Università di Cardiff. La startup ha raccolto 1 milione di euro di finanziamento e ha utenti in tutto il mondo. Lo abbiamo incontrato al Web Summit di Dublino. Qui raccontiamo la sua storia.

Sette anni in Inghilterra, torna per una startup. «L’idea è nata tre anni fa. Con amici sviluppavamo app per arrotondare. Lavoravamo spesso di notte e per i tanti impegni e la stanchezza perdevamo spesso clienti per strada, per esempio dicevamo che li chiamavamo e poi non avevamo tempo per farlo. Allora abbiamo pensato a un’app che come un coach ti aiutasse a raggiungere i tuoi obiettivi. Un Runkeeper (celebre app per allenamenti, ndr) del business» racconta Diego a Startupitalia!.

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Come funziona Sellf. L’utente si registra, inserisce i suoi obiettivi (vendite, fatturato) e può monitorarli continuamente. Quando li raggiunge simpatiche animazioni lo motivano a proseguire per quella strada. Questa è una sola delle tante funzionalità: «Può gestire agevolmente una trattativa: registra i contatti della persona con il quale è in affari, inserisce appuntamenti in un promemoria, lo chiama attraverso l’app, scrive una nota sull’incontro al termine della telefonata, invia file». L’app si integra con Evernote e Dropbox e può essere considerata una versione mobile del Crm, strumento di analisi con cui le aziende gestiscono rapporti con i clienti.

Dall’idea al business. Incubata in H-Farm, all’interno del programma di accelerazione H-Camp, ha ricevuto un primo finanziamento cash di 15mila euro più servizi. Gli investimenti grossi sono arrivati dopo. I primi a crederci H-Farm e Club Italia Investimenti 2. A cui si sono poi aggiunti Banca Intesa, attraverso il fondo Atlante Ventures, e P101. In totale 1 milione di euro, a cui vanno aggiunti i 100mila euro, ottenuti come vincitrice del bando Fiware Impact: «Con i soldi abbiamo sviluppato nuove feature e formato il team. Dai quattro iniziali (Filippo Zanella e Fabio Maran, a cui si è agginto il più esperto Franco Roman, già direttore marketing per la multinazionale Sun Microsystems, ndr) oggi siamo in 11».

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I numeri dell’app. Gli utenti sono 70mila: tra professionisti, consulenti, giornalisti, agenti di commercio (il 25% in Italia, il resto sparsi nel mondo tra Stati Uniti, Canada, Australia, India…). La usano anche molte startup per gestire le fasi del fundraising.
La scaricano nel modello freemium, e poi acquistano nuove feature a pagamento: 4,99 mensili e 49 euro l’anno. «Stiamo aumentando di molto la percentuale delle conversioni. Nell’ultimo anno abbiamo avuto un incremento del fatturato del 400% rispetto all’anno precedente, anche grazie al Black Friday».

Consigli per un business di successo. «Guarda subito all’estero, internazionalizza il prodotto. Forma una squadra dove c’è la cultura della collaborazione, meglio avere nel team persone che hanno vissuto all’estero. Per un’app sviluppala sullo schermo dello smartphone e punta all’essenziale. Meno cose metti e più valore ha l’applicazione. Vale sempre la regola di Steve Jobs: “Less is more”».

Giancarlo Donadio

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