Il futuro, cinque anni prima

Fabtotum, la stampante 3d dei maker Giovanni Grieco e Marco Rizzuto che ha raccolto oltre 369 mila dollari sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo

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Il conto alla rovescia per la Maker Faire Rome si è quasi esaurito. Dal 3 al 6 ottobre il Palazzo dei Congressi della Capitale ospiterà l’evento lanciato negli States da Make Magazine e portato in Italia da Riccardo Luna, direttore di StartupItalia!, e Massimo Banzi , fondatore di Arduino.

Su Indiegogo, intanto, due italiani si distinguono con un prodotto destinato all’universo maker: la stampante 3D Fabtotum. Manca una settimana alla chiusura della campagna e il progetto di Giovanni Grieco e Marco Rizzuto ha già rastrellato una cifra record. Il contributo di partenza chiesto dalla startup incubata presso il Polihub del Politecnico di Milano era di 50mila dollari; mentre scriviamo il contatore è schizzato oltre i 369mila dollari. Una volta conclusa l’avventura su Indiegogo ci si rivolgerà ad investitori privati appartenenti sia alla realtà italiana che straniera.

Rizzuto ci descrive efficacemente il successo ottenuto fino ad ora con una frase: «Abbiamo provato ad anticipare il futuro di 5 anni» Come? I due architetti 28enni hanno immaginato un prodotto versatile che sia in grado di portare la stampa a tre dimensioni ovunque sia presente una persona dotata di un minimo di dimestichezza con la tecnologia. Qualcosa di molto simile allo spirito che ha portato alla creazione di Arduino. Non stupisce quindi che, come ha anticipato Rizzuto a StartupItalia!, «l’intenzione è quella di integrare in futuro una scheda Arduino».

Il dispositivo in grado di convincere tanti sostenitori sulla piattaforma di crowdfunding, mette a disposizione al contempo una stampante, uno scanner 3D e una macchina fresatrice. Freccia all’arco dei giovani architetti è il prezzo: sono riusciti a rimanere intorno ai mille euro. Per darci un’idea delle proporzioni, Rizzuto cita le soluzioni recentemente lanciate dalla Makerbot Industries: scanner e stampante venduti separatamente con cartellini ben oltre i mille euro. «Noi siamo riusciti a risparmiare con un sistema più semplice e più leggero. Un singolo motore comanda tre funzioni differenti», spiega lo startupper.

Altro plus della soluzione è «la possibilità di lavorare materiali utilizzati spesso dai designer come legno, alluminio e plastiche». E ancora, «grazie a Fabtotum, i maker avranno la possibilità di realizzare dei prototipi a basso costo prima di presentarsi agli investitori e di realizzare manufatti finiti». Altri due aspetti interessanti sono anche la possibilità, grazie allo scanner 3D, di bypassare l’elaborazione digitale dei modelli e l’alto il tasso di personalizzazione.

Il successo di questa democratizzazione della stampa a tre dimensioni ha già trovato riscontro in diversi campi: «Ci hanno contattato strutture sanitarie per la stampa di protesi o persone interessate a realizzare gioielli in cera», racconta Rizzuto. «Non ci rivolgiamo solo a chi vuole stampare teste di Yoda», ironizza.

Il punto è esattamente questo: entrare in un settore con un prodotto in grado di ampliare il bacino d’utenza. Gettare il cuore oltre l’ostacolo e, appunto, lo sguardo a cinque anni dopo.

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